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Orto Botanico

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NUOVO SITO DELL'ORTO BOTANICO

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L’Orto Botanico dell’Università, sito in Viale Mattioli 25 a Torino, è aperto al pubblico dal 1995 e fa parte del circuito dei Musei piemontesi in abbonamento.

Informazioni e prenotazioni
Tel.: 011/6705970, 0116705980 (centralino), 3389581569, 3287491675.  Fax: 011/6705962 

 e-mail: consolata.siniscalco@unito.it , valeria.fossa@unito.it

Orari:

le visite individuali sono possibili per l'anno 2013 da sabato 13 aprile a domenica 13 ottobre solo il sabato, dalle 15 alle 19 e la domenica e i giorni festivi infrasettimanali con orario dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00 (con partenza delle visite guidate  ogni ora).

 

Durante tutto l'anno per le scuole o gruppi organizzati sono possibili visite guidate da lunedì a venerdì dalle 9 alle 17 solo su prenotazione telefonica.

La durata della visita è di circa 1 ora. E’ possibile richiedere visite più approfondite, di 2 ore circa, con modalità da definire al momento della prenotazione.

 

Tariffe:
Biglietto intero Euro 5,00; Biglietto ridotto Euro 3,00;
Biglietto cumulativo per gruppi e per classi non superiori a 20-25 persone Euro 40,00

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LE COLLEZIONI VIVE DELL'ORTO BOTANICO
Consolata Siniscalco - Responsabile scientifico dell’Orto

Si ritiene necessario premettere una breve storia della nascita dell'Orto come luogo di raccolta e di ostensione di collezioni vive, per meglio valutare il suo evolversi nel tempo, con periodi di buio e di splendore, fino ai giorni nostri.
L'Orto Botanico, situato nel luogo denominato "Valentino", oggi nel Parco naturale del Po, é parte integrante del Dipartimento di Scienze della Viata e Biologia dei Sistemi.

Le "tracce"di un Orto Botanico universitario in Piemonte, con collezioni di piante vive, risalgono al 1560 quando, presso lo Studio di Mondovì, per volere del Duca Emanuele Filiberto era stata istituita una "Lettura dei semplici", trasferita poi a Torino con l'Università nel 1566 e progressivamente diminuita di importanza con il decadere dello Studio torinese a causa delle continue guerre e del progressivo impoverimento della corte.
L'istituzione del nuovo Orto Regio prende le mosse dalla riorganizzazione dello "Studio di Torino" voluta da Vittorio Amedeo II negli anni immediatamente successivi al trattato di Utrecht (1713). Nell'ambito di un ambizioso progetto di riorganizzazione dell'Università, l'antica "Lettura dei semplici" venne sostituita con la nuova "Cattedra Ordinaria di Bottanica" presso la Facoltà di Medicina ed a tenere l'insegnamento fu chiamato il medico Giovanni Battista Caccia. A lui fu anche affidata, secondo le Regie Costituzioni per l'Università, la vigilanza sull'istituendo Orto Botanico. Il 1729, anno di istituzione della Cattedra, si può ritenere la data in cui l'Orto divenne giuridicamente parte dell'Università di Torino.
La botanica, disciplina allora prevalentemente di "servizio", era volta soprattutto allo studio delle proprietà terapeutiche dei semplici, utilizzati per la preparazione di farmaci. Già nel '700 tuttavia il medico-naturalista oltre a occuparsi della loro coltivazione ed ostensione, iniziava a studiare criticamente l'utilizzazione delle specie medicinali, avviando una sorta di revisione farmacologica, per ridurre usi impropri e allontanare superstizioni. Nell'Orto di Torino, accanto a questo tipo di studi, iniziarono ben presto quelli floristici, legati all'indagine sulle specie spontanee del territorio e su altre, esotiche, che potevano essere introdotte ed acclimatate con successo a scopo medicinale, alimentare, ornamentale.
L'Orto acquista quindi con questo nuovo tipo di collezioni vive un'impostazione più moderna diventando luogo di raccolta, di coltura, di didattica e di ricerca: la botanica diventa via via scienza autonoma, sempre meno asservita alla medicina. L'area destinata all'Orto era inizialmente di circa 7000 metri quadrati, e corrispondeva a quella prevista come giardino dell'ala Nord del Castello; consisteva in un giardino separato in due settori rettangolari, ciascuno con una vasca centrale, ideale punto di convergenza di aiuole con le collezioni di specie erbacee e di stradini, impostati secondo una scansione geometrica.

Nella seconda metà del XVIII secolo gli studiosi dell'Orto, fra cui il secondo Direttore Vitaliano Donati, compirono numerose esplorazioni floristiche, sia in territorio piemontese sia all'estero, iniziando il filone di indagine che è a tutt'oggi uno dei temi di ricerca seguito nel Dipartimento. Donati fu anche uno studioso di reperti archeologici e le prime raccolte del Museo Egizio di Torino sono legate proprio alle sue missioni.

AllioniIl successivo Direttore, Carlo Allioni, anch’egli medico, fu uno dei più insigni botanici del secolo, autore della "Flora Pedemontana" nella quale sono elencate e descritte le specie individuate in più di vent'anni di esplorazione sul territorio.
L'opera è altamente innovativa soprattutto per la presenza di numerose osservazioni sull'ecologia e sulla distribuzione delle varie entità che venivano inoltre raccolte e poste in coltura nell'Orto. In tal modo le collezioni vive si arricchiscono fino a raggiungere circa 4500 specie, parte delle quali erano anche conservate dopo essicazione, dando così l'avvio alle collezioni di exsiccata che costituiscono un importante nucleo dell'attuale Erbario.
Le entità coltivate erano inoltre fatte rappresentare mediante disegni eseguiti, sotto costante controllo del Botanico, da pittori specializzati che, al grande rigore scientifico, riuscivano ad unirne uno artistico altrettanto elevato.
Le tavole della "Flora Pedemontana" e dell'"Iconographia Taurinensis", iniziata sotto la direzione del Donati nel 1752, e proseguita sino al 1868, rappresentano un patrimonio inestimabile e documentano il costante rapporto fra l'Orto Botanico, inteso come Museo vivente, e la ricerca scientifica. Altri illustri Direttori continuarono la tradizione di Allioni2erborizzazioni e di coltura nell'Orto coadiuvati dal personale dell’Orto e da appassionati collaboratori esterni.

Nel 1796 l'area iniziale dell’Orto fu ampliata per volontà di Vittorio Amedeo III e la nuova superficie venne utilizzata alcuni anni dopo con la costruzione nel giardino di una terza vasca che comportò la nuova impostazione delle aiuole, che è rimasta sostanzialmente inalterata sino ai giorni nostri. Nella prima metà dell'ottocento il giardino viene arricchito con l'impianto di un viale centrale, che rispondeva al gusto scenografico dell'epoca. Alcuni esemplari arborei piantati in quel periodo prosperano ancora oggi (ad esempio Tilia tomentosa e Liriodendron tulipifera) mentre altri sono ormai perduti, come lo splendido esemplare di Zelkova crenata , colpito da Graphium ulmi ed abbattuto nel 1985.
Sotto la direzione di Giovanni Pietro Dana (1781-1801), di Giovanni Battista Balbis (1801-1814), di Giovanni Biroli (1815-1817) e di Carlo Matteo Capelli (1817-1831) continua l'assidua opera di incremento delle collezioni che con Giuseppe Giacinto Moris (1831-1869) culmina con una ristrutturazione generale sia del settore giardino, con l'allestimento di due serre calde seminterrate, di cassoni di pietra per l'acclimatazione di specie alpine, di una grande aranciera contro il muro perimetrale sul lato Ovest, sia del settore Nord, sino ad allora pressoché incolto, dove fu allestito un arboreto, impostato secondo i canoni estetici dell'epoca che prediligevano gli effetti paesaggistici del bosco-parco all'inglese. Non fu tuttavia trascurato nell'impianto l'aspetto scientifico, poiché la disposizione delle essenze arboree seguiva il metodo naturale di De Candolle.
Le specie coltivate arrivarono con Moris a 12000 e questo fu il periodo di massimo splendore per le collezioni vive.

liriodendroI successivi Direttori fra cui Giovanni Battista Delponte (1870-1878) e Giovanni Arcangeli (1879-1883) continuarono la tradizione ma, con il mutare dell'indirizzo degli studi botanici, l'Orto andò via via perdendo spazi e mezzi, a vantaggio dell'allestimento di nuovi laboratori ed aule. Già dal 1881 sotto la direzione di Giuseppe Gibelli (1883-1898), che pure fu instancabile nell'acquisire nuovi materiali per l'Erbario e nell'arricchire le collezioni, la costruzione dell'Aula Magna, di laboratori e di un locale più ampio per l'Erbario portarono allo smantellamento delle serre nella parte centrale dell'edificio con grave pregiudizio per molte collezioni.
Nel 1929 sotto la direzione di Oreste Mattirolo (1899-1932) altre riduzioni furono imposte per la costruzione nell'ala Est di aule destinate all'insegnamento della Botanica Farmaceutica e per creare uno spazio idoneo alla Biblioteca.
Danni ingenti furono causati all'intera struttura durante la seconda guerra mondiale, con la distruzione di alcune delle serre ancora attive e con la conseguente scomparsa di preziose collezioni fra cui quelle delle Cycadaceae.

E' storia di oggi l'ulteriore smantellamento delle serre dell'intera ala Ovest per la costruzione dell'Istituto di Botanica Speciale Veterinaria e di aule per esercitazioni. Negli ultimi anni alcune serre, indispensabili non solo per le piante tropicali ma anche per riparare specie nostrane durante il periodo invernale, sono state ricostruite, anche se gli spazi recuperati sono decisamente inferiori al fabbisogno. In questo periodo di "silenzio" per l'Orto e le sue tradizioni, va ricordato l'allestimento nel settore del giardino, di un piccolo Alpineto, voluto nel 1962-63 dal Prof. Bruno Peyronel : in nicchie, fessure e colaticci si sono ricreati microambienti adatti alla coltura di specie dell'orizzonte alpino.
Oggi le specie ospitate nei vari settori dell'Orto sono circa 6000.
Dal 1995 è stato affrontato un progetto di ristrutturazione che segue alcune delle linee programmatiche indicate per i moderni Orti Botanici italiani e stranieri, sempre tenendo conto degli eventi storici, culturali ed anche politici ed economici che hanno caratterizzato la sua storia.alpineto

 
 

 

 

 

 

Orto1L'ORTO BOTANICO OGGI.
Come per tutte le istituzioni scientifiche, struttura e funzione degli Orti sono in continuo mutamento a seconda delle esigenze del contesto sociale e culturale di cui fanno parte. La didattica rimane certamente prioritaria, ma a fronte della semplice ostensione di specie della flora locale, si cerca oggi di inserire nelle aiuole dedicate alle singole famiglie non entità che comunque vi appartengano , bensì quelle che presentano i più significativi caratteri per lo studio sistematico e per le valutazioni tassonomiche (ad esempio che presentano quei caratteri che determinano la suddivisione di una famiglia in sottofamiglie o in taxa di ordine inferiore). In questo modo pur cercando di mantenere l'ostensione di specie utili e di curiosità esotiche, si offrono altri parametri di studio, di primaria attualità scientifica.

Su questa linea sono state realizzate le aiuole delle Peoniaceae e delle Ranunculaceae ed anno per anno si provvederà a reinterpretare le più importanti famiglie. La priorità sarà data alle Compositae ed alle Labiatae.

Nel 1996 è stato allestito un piccolo percorso per ipovedenti e non vedenti dotato di cartelli con disegni e testi in rilievo e con scritte anche in Braille, relativi a specie particolarmente note o di uso corrente (Rosa sp., Poncirus trifoliata, Lavandula angustifolia, Quercus suber, Rosmarinus officinalis, Capparis spinosa, Punica granatum, Ficus carica, Persica vulgaris, Diospyros kaki, Sequoia sempervirens, Ruscus aculeatus, Pteridium aquilinum, Arundinaria japonica, Morus alba).

Ogni anno in alcune aiuole sono organizzate collezioni che consentono percorsi tematici su famiglie o generi di particolare interesse e attualità. Tutte le  specie sono state schedate e cartellinate. Nelle aiole dedicate alle singole famiglie sono presenti circa 1200 specie. Ad esempio per la famiglia Liliaceae sono presenti 70 specie (come Tulipa batalini, Tulipa bifora, Veratrum nigrum, Lilium bulbiferum, Eremurus bungei, Bulbine semibarbata, Triteleia hyacinthina, Danae racemosa, Tulipa urumiensis, Fritillaria meleagris, Chionodoxa luciliae , Tulipa pulcella,Cardiocrinum giganteum, Tulipa kurdica, Convallaria majalis, Erythronium japonicum, Tulipa marjolettii, Uvularia grandiflora), per la famiglia Berberidaceae sono presenti 25 specie del genere Berberis (come Berberis gilgiana, Berberis panlanensis, Berberis amena, Berberis poireti, Berberis ristata, Berberis diaphana, Berberis coreana, Berberis prattii, Berberis tsangpoensis, Berberis tsangpoensis).orto2

 

 

 

 

 

 

 

E’ sempre presente un settore dedicato alle specie officinali (ad es. Rosmarinus officinalis, Lavandula angustifolia, Ruscus aculeatus, Glycyrrhiza echinata, Rosa canina, Alchemilla vulgaris, Valeriana officinalis, Pulmonaria officinalis, Primula officinalis, Foeniculum vulgare, Leonurus cardiaca, Hypericum perforatum, Cynara scolymus, Althaea officinalis, Peucedanum officinale, Achillea millefolium, Papaver somniferum, Hyssopus officinalis, Origanum vulgare, Thymus vulgaris, Mentha piperita, Chrysanthemum crispum, Digitalis purpurea, Melilotus officinalis, Dictamnus albus, Calendula officinalis, Matricaria camomilla, Origanum majorana, Malva sylvestris, Humulus lupulus, Chelidonium majus, Sanguisorba officinalis, Rheum officinale, Paeonia officinalis, Crocus sativus, Myrtus communis, Iris germanica, Salvia sclarea, Borago officinalis, Artemisia dracunculus, Salvia officinalis, Cichorium intybus, Urtica dioica, Artemisia absinthium, Melissa officinalis, Asparagus officinalis, Ruta graveolens, Thymus serpyllum, Linum usitatissimum), considerate in relazione alla loro importanza storica e attuale così come sono mantenute le collezioni sistematiche. Trovano posto raccolte di Mentha, Artemisia, alcuni gruppi di piante succulente come Aizoaceae, Euphorbiaceae, Cactaceae epifite che forniscono il materiale di base per ricerche chemotassonomiche, di biologia molecolare e microscopia elettronica in atto nei nostri laboratori. L’applicazione di moderne metodiche è oggi indispensabile per chiarire problemi tassonomici e filogenetici particolarmente complessi. I risultati vengono illustrati nell'Orto in termini semplici e comprensibili, tali da consentire a tutti di "vedere" quanto di nuovo i progressi della ricerca scientifica permettono di ottenere. Il genere Mentha è particolarmente studiato per il suo interesse economico e per la varietà di composti che ciascuna cultivar è in grado si produrre in maggiore o minore quantità, rispondendo alle richieste del mercato.

Oggi gli studi di laboratorio stanno trasferendo all'Orto molti risultati delle proprie indagini , restituendo in termini di modernità quanto un tempo avevano sottratto come spazi e risorse e modificando la filosofia con la quale vengono allestite e mantenute le collezioni vive.

Un ulteriore compito che oggi deve svolgere un Orto Botanico è il mantenimento della biodiversità. Gli Orti nel mondo tendono a garantire il mantenimento, in un ambiente protetto, della somma della varietà degli organismi vegetali presenti sulla terra, frutto della lenta evoluzione svoltasi nelle ere geologiche, che rappresentano almeno 400 milioni di anni di lavoro della natura.
Per la pesante pressione antropica che, soprattutto in questo secolo, si é esercitata su tutto il pianeta, modificando ambienti e parametri ecologici fondamentali, avvengono con continuità grandi "disastri", come la progressiva distruzione delle foreste pluviali, e "piccoli disastri" che, anche se molto meno enfatizzati, minacciano costantemente l'ambiente nella sua totalità. Nell'ambito del programma di mantenimento della biodiversita "ex situ", il nostro Orto, che aderisce al Botanic Garden Conservation International, é impegnato in progetti specifici riguardanti Bromeliaceae epifite ed alcuni generi di Cactaceae, tra cui il genere Sud-americano Gymnocalycium, del quale è in corso una completa revisione tassonomica. Tutto ciò si realizza in serre opportunamente allestite fra cui quella delle piante succulente e quella delle piante tropicali.

La Serra delle piante succulente ospita circa 350 specie appartenenti a 20 famiglie fra cui particolarmente rappresentate sono Cactaceae (ad esempio Ariocarpus retusus, Arrojadoa marylaniae, Astrophytum myriostigma, Bolivicereus samaipatanus, Buiningia brevicylindrica, Carnegiea gigantea, Cereus peruvianus, Cleistocactus baumannii, Cleistocactus brookei, Cleistocactus candeilla, Cleistocactus smaragdiflorus, Cleistocactus straussii, Cleistocactus variispinus, Cleistocactus villamontesii, Cryptocereus anthonyanys, Discocactus macranthus, Echinocactus grusonii, Epithelantha micromeris, Eriosyce ceratistes, Escobaria cubensis, Espostoa nana, arrisia tetracantha, Homalocephala texensis, Krainzia guelzowiana, Lobivia salitrensis, Mammillaria longimamma, Myrtillocactus geometrizans, Nopalxochia horichii, Notocactus magnificum. Opuntia microdasys, Rhipsalis elliptica, Selenicereus grandiflorum, Stenocactus pentacanthus, Weingartia buiningiana, Wigginsia tephracantha), Aizoaceae (ad esempio Bergeranthus artus, Cheiridopsis candidissima, Delosperma echinatum, Faucaria cradockensis, Fenestraria rhopalophylla, Hereroa acuminata, Lithops bromfieldii, Lithops fulviceps, Lithops gracilidelineata, Lithops hallii, Lithops julii, Lithops lesliei, Lithops localis, Lithops mormorata, Lithops mickbergensis, Lithops ulivacea, Lithops optica, Lithops salicola, Rhombophyllum dolabriforme, Rhombophyllum rhomboideum, Ruschia derembergiana, Trichodiadema mirabile, Trichodiadema stelligerum), Crassulaceae (ad esempio Aeonium arboreum, Aeonium goochiae, Aeonium urbicum, Cotyledon ondulata, Crassula arborescens, Crassula brevifolia, Crassula cephalohora, Crassula deltoides, Crassula falcata, Crassula lactea, Crassula muscosa, Crassula obliqua, Crassula orbicularis, Crassula ovata, Crassula perforata, Crassula portulaca, Crassula socialis, Echeveria nodulosa, Kalanchoe beauverdii, Kalanchoe faustii, Kalanchoe somaliensis, Kalanchoe tomentosa, Monanthes anagensis, Sedum nussbaumerianus, Sedum rubrotinctum), Agavaceae (ad esempio Agave americana, Agave bracteosa, Agave ferdinandi-regiI, Agave ferox, Agave filifera, Agave ghiesbrechtii, Agave macroacantha, Agave parryi, Agave univittata, Agave victoria-regina) ed Euphorbiaceae (ad esempio Euphorbia ambovombensis, Euphorbia bongolavensis, Euphorbia brevitorta, Euphorbia candelabrum, Euphorbia coerulescens, Euphorbia columnaris, Euphorbia enterophora, Euphorbia erythraea, Euphorbia ferox, Euphorbia grandidens, Euphorbia coricata, Euphorbia milii, Euphorbia pseudocactus, Euphorbia pteroneura, Euphorbia syriaca, Euphorbia tirucalli, Euphorbia tridentata).

Nella Serra tropicale sono coltivate ad esempio varie specie di Orchidaceae (come Sarcochilus fitzgeraldii, Pescatoria wallisii, Liparis condylobulbon, Maxillaria brunnea, Miltonia flavescens, Phalaenopsis mariae, Encyclia cochleata, Robiquetia cerina, Trichopilia turialbae, Gongora chocoensis, Bletilla striata, Calanthe vestita, Catasetum fimbriatum, Cattleya intermedia, Eria javanica, Trichophilia marginata, Stanhopea zigrina, Paphiopedilum insigne, Cirrhaea loddigesii, Cattleya mossiae, Brassavola nodosa, Kefersteinia graminea, Oncidium sphacelatum, Epidendrum ciliare, Bulbophyllum echinolabium, Aeranthes arachnitea, Bulbophyllum stramineum, Vanda tricolor, Cirrhaea Gongora quinquenervis, Vanilla imperialis, Lycaste lasioglossa, Masdevallia infranta, Pleione forrestti, Angraecum eburnerum, Kingidium chibae, Coelogyne fimbriata, Catasetum discolor, Renathera monachica), di Bromeliaceae (come Pitcairnia lignosa, Bilbergia sanderiana, Tillandsia setacea, Tillandsia albertiana, Tillandsia dorotheae, Tillandsia argentina, Cryptanthus zonatus, Fosterella elata, Vriesea sucrei, Tillandsia spiraliflora, Nidularium innocentii, Tillandsia rauschii, Quesnelia lateralis, Guzmania fusispica, Tillandsia lymanii, Aechmea fasciata, Tillandsia schiedeana, Tillandsia liliacea, Aechmea lamarchei, Tillandsia ortgiesiana, Tillandsia neglecta, Tillandsia xerografica, Tillandsia usneoides, Tillandsia paleacea, Tillandsia morelliana, Tillandsia albida, Guzmania lingulata, Tillandsia dorotheae, Abromeitiella brevifolia, Tillandsia unca) e di Asclepiadaceae (come Hoya carnosa, Hoya bella, Hoya carnosa, Hoya carnosa, Hoya paziae).

Tenendo inoltre presente che molte delle specie in via di estinzione mantenute ex situ presentano un patrimonio genetico piuttosto uniforme, poiché il materiale coltivato proviene spesso da uno o pochi individui originari che non possono quindi rappresentare il complesso genetico di una popolazione, nelle nostre serre si cerca di avere campioni di provenienza diversa effettuando scambi con altri Centri di raccolta mondiali; tra questi i più importanti sono i Kew Gardens, gli Orti Botanici di Heidelberg e Bonn, la Sukkulentensammlung di Zurigo e l'Istituto Darwinion di S. Isidro (Argentina). In tal modo si tenta di collezionare una selezione di individui che contenga un'alta percentuale del pool genetico della specie in esame. In questo modo, oltre alla sua salvaguardia in senso lato, si prospetta anche l'ipotesi di un'efficace reintroduzione nell'ambiente di origine di individui con sufficiente variabilità genetica.
Il terzo tipo di collezione vivente che viene oggi proposta riguarda la presentazione non di singole entità ma di consorzi vegetali caratteristici di ambienti di particolare interesse ecologico.

In questo contesto si inserisce la ristrutturazione del "Boschetto" nel quale é allestito un lembo del bosco planiziale delle zone occidentali della Pianura Padana, a partire da situazioni floristico-vegetazionali ricostruite sulla base di studi palinologici dal Villafranchiano (periodo precedente le principali pulsazioni glaciali) sino ad oggi.
Gli studi palinologici sono utilmente impiegati nell'interpretazione della storia del ricoprimento vegetale e, seguendo le informazioni che si deducono dall'andamento delle presenze e delle concentrazioni del polline delle diverse entità nei diagrammi pollinici, si può stabilire la successione dei paesaggi che hanno caratterizzato un territorio nel corso di secoli e millenni. Nel Boschetto, valorizzando splendidi esemplari introdotti decenni fa come specie esotiche, si è individuato un percorso che mostra l'aspetto che tali specie conferivano all'ambiente planiziale nel tempo in cui erano autoctone, sostituite oggi da altre divenute caratterizzanti dal postglaciale ad oggi. Di questo settore fa parte anche uno piccolo stagno che rappresenta l'habitat palustre planiziale, in forte riduzione anch'esso a causa della pressione antropica.       
I grandi esemplari inseriti nel Boschetto nell'800 (Fagus sylvatica, Taxus baccata, Ginkgo biloba, Pseudotsuga menziessii, Pterocarya fraxinifolia, Cedrus libani, Populus deltoides, Quercus robur, Pterocarya stenoptera, Platanus orientalis, ecc.) assieme ad altri di recente impianto (Taxodium, Sciadopitys, Sequoiadendron , ecc.) sono dunque rivisitati in chiave storica, lungo un itinerario che illustra il succedersi di essenze forestali dal terziario ad oggi.
Per alcune specie di grande rilevanza forestale attuale come Abete bianco, Abete rosso e Faggio, accanto alla descrizione morfologica e degli usi, viene fornito un quadro (anch'esso derivato dalle informazioni palinologiche) delle vie di ricolonizzazione percorse da queste entità a partire dalle zone di rifugio, nelle quali erano state relegate dalla pressione delle pulsazioni glaciali, fino alla costituzione degli areali moderni. Questa impostazione storica induce a rivedere il reale significato di specie nostrane e specie esotiche e le correlazioni fra selezione floristica e clima.
Su una riva particolarmente ben esposta (Sud-Est) nel 2003 sono state messe a dimora antiche cultivar di fruttiferi collegate ai modelli di Garnier-Valletti riuniti nella collezione pomologica torinese esposta da pochi mesi nel nuovo “Museo della Frutta” (Pyrus communis var. Bon Chretien d'hiver, var. Oswego, var. Spina Carpi, var. Coscia estiva, var. Sucré vert, var. Beurré de Nantes, var. Cremesine de Provence, var. Beurré Giffard, var. San Giorgio, var. Cedrata romana, var. Madame Treyve, var. Beurré d'Amanlis, var. Epine du mas, var. Bella di Giugno, var. Duchessa d'Angouleme, var. Messire Jean, var. Martin d'estate, var. Beurré superfin, var. Royale d'hiver, Malus domestica var. Court-Pendu Rouge, var. Ciuchin, var. Reinette Grandville, var. Chataignier, var. Calvilla rossa, var. Bella del Bosco, var. Api etoileé, var. Northern Spy, var. Maddalena, var. Renetta dorata, var. Renetta di Champagne, var. Mattano, var. Carla, Prunus avium var. Gigante d'Hedelfingen, var. Regina Ortensia, var. Imperatrice Eugenia, Prunus domestica var. Anna Spath, var. Regina Vittoria, var. Regina Claudia d'Althan.

Nell’anno in corso (2007) è stata completata la realizzazione di una nuova serra nella zona del giardino in sostituzione della precedente ormai obsoleta. In essa sono state introdotte entità del Sud Africa, zona di particolare interesse fitogeografico, ambientate in modo da evocare scenograficamente particolari ambienti come la foresta dello Tsitsikamma, il Fynbos, il Richtersveld, il Karoo. Tra o generi più rappresentati ci sono Aloe (come Aloe buhrii, Aloe claviflora, Aloe comosa, Aloe dichotoma, Aloe falcata, Aloe ferox, Aloe microstigma, Aloe plicatilis, Aloe striata, Aloe reitzii, Aloe ammophila, Aloe longistyla) e Pelargonium (come Pelargonium triste, Pelargonium capitatum, Pelargonium crispum, Pelargonium cucullatum, Pelargonium glutinosum, Pelargonium cucullatum, Pelargonium grossularioides, Pelargonium odoratissimum, Pelargonium radens, Pelargonium vitifolium, Pelargonium glutinosum, Pelargonium radens, Pelargonium graveolens).

L’elenco completo di tutte le piante presenti è in pubblicazione in un volume interamente dedicato all’Orto Botanico di Torino.

AA.VV. (1991) Strumenti ritrovati. Materiali della ricerca scientifica in Piemonte fra Settecento e Ottocento. Ed. Regione Piemonte. Ass. Beni Culturali e Ambientali, Torino.
Ceruti A. (1978) Orto Botanico, Erbario, Museo Botanico, Iconographia Taurinensis. in AA.VV. Notizie storiche e cenni sulla consistenza delle collezioni dei musei naturalistici universitari a Torino. Facoltà di Scienze MFN, Università di Torino.
Mattirolo O. ( 1929) Cronistoria dell'Orto Botanico (Valentino) della R. Università di Torino. Tipo -Lito Luigi Checchini, Torino.
Montacchini F. ( 1993) L'Orto Botanico. in Aa.Vv. L'Università di Torino. Profilo storico e istituzionale. a cura di F. Traniello. Pluriverso, Torino.