14 giugno 2019 - Le Università di Torino e Parma sulla petizione "Salviamo i macachi di Torino!"

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Venerdì 14 Giugno 2019

Legalità e rispetto reciproco devono essere la base per un confronto sereno, anche se acceso, su questioni tecnicamente complesse e con delicati risvolti etici come la ricerca scientifica basata sulla sperimentazione animale. Stringenti normative prevedono infatti che Istituzioni indipendenti, a livello nazionale e internazionale, composte da personalità qualificate e con competenze diverse, valutino tutti gli aspetti tecnico-scientifici, etici e normativi dei progetti di sperimentazione animale.

Il progetto LIGHTUP - cui si riferisce la petizione pubblicata sul sito change.org - è stato approvato, nei suoi aspetti scientifici ed etici, dallo European Research Council, dai comitati etici e dagli Organismi Preposti al Benessere Animale (OPBA) delle Università di Torino e Parma, e infine dal Ministero della Salute. Tutti questi organismi indipendenti hanno riconosciuto il valore e la validità del progetto e l’impossibilità di perseguirne gli obiettivi di conoscenza e intervento clinico senza una preventiva sperimentazione su animale oltre gli studi (non invasivi) su soggetti umani.

L’uso misurato e controllato della sperimentazione animale, quando questo si configuri come l’unico mezzo possibile per rispondere a domande fondamentali di tipo scientifico o clinico, rappresenta un elemento ancora imprescindibile nella ricerca scientifica, come sancito anche dal recente documento del comitato SHEER dell’Unione Europea.

Per quanto riguarda le recenti notizie diffuse dagli organi di stampa rispetto a presunte interrogazioni a livello Regionale o Nazionale, si rende noto che venerdì 7 giugno u.s., si è tenuto un sopralluogo ispettivo a sorpresa da parte del Ministero della Sanità presso gli stabulari dell’Università di Parma dove si svolgeranno gli esperimenti. Come richiamato nella nota stampa diffusa dall’Università di Parma lo stesso giorno, gli ispettori non hanno riportato nessuna anomalia di rilievo. Nel verbale si legge anzi che i “soggetti non hanno manifestato segni di paura o di stress in presenza di personale estraneo, continuando ad esercitare le loro attività abituali […] non sono presenti stereotipie, né alopecie da stress, né fenomeni di autolesionismo […] o ancora “Le gabbie sono fornite di un’ampia gamma di strumenti di arricchimento ambientale (corde, trapezi, contenitori di cibo di varia forma per stimolare la ricerca di cibo, televisione e musica di sottofondo)”.

Consapevole e sensibile ai risvolti etici che la sperimentazione animale pone, l’Università di Torino è da sempre impegnata nella promozione di iniziative pubbliche volte ad arricchire e stimolare una riflessione pacata e costruttiva su questi temi, che sia rispettosa e dia voce alle diverse sensibilità.

L’Università di Torino ribadisce pertanto la sua solidarietà al collega prof. Marco Tamietto per gli attacchi subiti, che vanno oltre una legittima manifestazione di dissenso, e sono largamente basati su informazioni errate, già precisate dall’Ateneo nella nota stampa del 5 giugno.

A questo proposito, le Università di Torino e di Parma hanno condotto un fact-checking congiunto sul testo della petizione lanciata dalla LAV su change.org e sui relativi comunicati stampa diffusi dalla LAV stessa, che dimostra come il testo della petizione chieda l’adesione sulla base di un’ampia serie di informazioni false.

 

 

FACT-CHECKING SUL TESTO DELLA PETIZIONE LAV

Testo della petizione

Realtà dei fatti

L’Università di Torino è responsabile di una nuova sperimentazione durante la quale 6 macachi verranno operati e resi ciechi per studi su deficit visivi nell’essere umano.

FALSO

Gli animali non verranno resi ciechi. Sarà invece prodotta una macchia cieca, circoscritta ad una zona di pochi gradi del loro campo visivo e limitata a un solo lato.

A seguito dell’operazione, l’animale resterà in grado di vedere e spostarsi normalmente nell'ambiente, alimentarsi ed interagire con i propri simili. La lesione chirurgica avrà infatti l’estensione minima necessaria a permettere di studiare i processi alla base del recupero della consapevolezza visiva e a riprodurre il fenomeno che in modo più esteso si verifica in pazienti umani. Per capirne meglio l’impatto, si consideri che in base alle normative attuali, a pazienti con una lesione unilaterale di estensione simile o anche significativamente più estesa di quella praticata sugli animali, non verrebbe neppure ritirata la patente di guida.

I macachi verranno […] costretti a riconoscere delle immagini.

FALSO

Le procedure di addestramento si svolgono con tecniche comportamentali basate sul rinforzo positivo, ossia ricompense (succo di frutta, noccioline, o cibo di cui vanno ghiotti), che gratificano l’animale e lo motivano a collaborare ai compiti sperimentali.

I movimenti vengono limitati durante i test per consentire il monitoraggio dei parametri di interesse, ma l’animale non viene e non può essere costretto a eseguire il compito.

È noto in letteratura che la routine di addestramento quotidiana, per tempi congrui al livello di attenzione e alla disponibilità di ciascun animale, diviene molto spesso un’attività che i macachi, come molti altri animali in cattività, intraprendono come una forma di arricchimento cognitivo.

L’intervento al cervello, molto invasivo e doloroso, si svolgerà in autunno e l’intera sperimentazione durerà 5 anni.

FALSO

L'intervento sarà praticato in una sala operatoria attrezzata, da un neurochirurgo che opera normalmente anche sull'uomo, ed applicando sulla scimmia le stesse procedure e gli stessi standard usati per l'uomo. Verrà applicata l’anestesia generale monitorata da un veterinario con esperienza su primati non umani. Il decorso post-operatorio è identico a quello per i pazienti umani, e prevede trattamenti analgesici e antinfiammatori per limitare al massimo il disagio all’animale. L’addestramento e i compiti sperimentali richiedono che l’animale sia cooperativo e in perfette condizioni di salute psico-fisica, e possono riprendere solo dopo il pieno recupero dal decorso post-operatorio (generalmente entro 10-15 giorni). Il cervello di per sé non è un organo sensibile e non ha recettori per il dolore. Sorprende che si ritenga inverosimile o fantasiosa la possibilità che pazienti si sottopongano a operazioni a cranio aperto svegli. Tali operazioni sono infatti possibili e praticate sempre più frequentemente anche in Italia.

Si vedano, per esempio, molti filmati disponibili su youTube di pazienti che vengono operati al cervello completamente svegli per consentire al chirurgo di produrre il minor danno collaterale possibile. Durante l’intervento, i pazienti parlano o suonano strumenti musicali, con la sola anestesia locale per la cute.

https://www.youtube.com/watch?v=WevLQ3Bhfb0

https://www.youtube.com/watch?v=ny98Sf8Arew

https://www.youtube.com/watch?v=NSgNod-Jm0E

Il progetto nel suo complesso durerà 5 anni, ma questo non significa che la sperimentazione su ogni animale durerà 5 anni.

Lo studio verrà condotto contemporaneamente, e non dopo, anche su volontari umani.

FALSO

In questa fase, lo studio su pazienti volontari umani si limita a caratterizzare gli effetti della lesione senza operare alcun intervento attivo. Solo dopo che i meccanismi neurali alla base del recupero delle funzioni visive saranno stati studiati sull’animale, e le procedure riabilitative valutate rispetto alla loro efficacia e sicurezza, la riabilitazione sarà proposta ai pazienti, in accordo alle normative internazionali sulla sperimentazione clinica.

La ricerca su nuove cure per persone ipovedenti ha compiuto passi importanti solo grazie alle sperimentazioni su malati umani consapevoli.

FALSO

Gran parte di quello che conosciamo sull’organizzazione cerebrale delle funzioni visive e su come intervenire a fini terapeutici si deve alla sperimentazione animale. Si pensi ad esempio ai premi Nobel dati nel 1981 a David Hubel e Torsten Wiesel per i loro studi sul sistema visivo di diverse specie animali.

Quanto al ruolo della sperimentazione animale per lo sviluppo di cure su persone ipovedenti (sebbene su patologie visive diverse da quelle studiate nel progetto), un noto esempio è il trattamento di una forma genetica di cecità che colpisce i bambini (amaurosi congenita di Leber). Questa patologia è curabile attraverso la terapia genica, per la cui efficacia sono stati indispensabili test su topi prima, e poi su cani affetti dalla stessa patologia.

Infine, riguardo la insostituibilità dello studio su primati non umani in altri ambiti di ricerca e intervento clinico, senza la ricerca sui macachi oggi non sapremmo dell’esistenza dei neuroni specchio, non avremmo la stimolazione cerebrale profonda per trattare con successo il morbo di Parkinson, o non potremmo utilizzare la neuroprostetica per consentire ai pazienti con lesioni spinali di recuperare la possibilità di movimento.

Non c’è da stupirsi, visto che i test sugli animali falliscono, ufficialmente, in oltre il 95 % dei casi*.

*NCATS (US NIH). About the National Center for Advancing Translational Sciences

FALSO

Il link non rimanda a nessuna pubblicazione specifica ma al sito istituzionale del Centro che fa parte del National Institute of Health, (USA).

Abbiamo informato il Centro, e sotto è riportato un estratto della risposta che abbiamo ricevuto:

«our content is often misconstrued to the benefit of another organization’s own objectives. If you follow the link to our site, we don’t have any content that alludes to the claim posted in the change.org webpage. [...] It is unfortunate that we are being cited in this way».

 (I nostri contenuti sono spesso fraintesi a beneficio degli obiettivi di altre organizzazioni. Se si segue il link al nostro sito, non abbiamo alcun contenuto che alluda alle affermazioni riportate nella pagina web di change.org. Dispiace essere citati in questo modo).

Noi di LAV mesi fa abbiamo chiesto al Ministero della Salute il Protocollo di questo esperimento, ma l’accesso agli atti ci è stato negato.

VERO

La normativa infatti prevede che il Ministero renda pubblica la “sintesi non tecnica” dei progetti autorizzati, e lo stesso Prof. Marco Tamietto ha reso pubblico il documento.

Le norme prevedono un equilibrio tra il principio di trasparenza e la riservatezza necessaria per tutelare i profili di proprietà intellettuale riferiti agli studi in corso. I dati e le informazioni relative ai dettagli della sperimentazione non sono segreti, ma riservati: non possono per legge essere resi pubblici ma sono stati valutati e approvati da tutti gli organismi competenti a livello nazionale e europeo.

Da un comunicato stampa LAV: “la procedura è stata classificata come grave, come ammette lo stesso ricercatore”

VERO

Nella “sintesi non tecnica” è riportato infatti che "si ritiene cautelativamente opportuno stimare il livello di sofferenza atteso come grave

 

MA OCCORRE CAPIRNE LA RAGIONE

La normativa prevede che l’assegnazione (obbligatoria) della categoria di gravità sia “basata sugli effetti più gravi che rischia di subire il singolo animale dopo che sono state applicate tutte le opportune tecniche di affinamento” (Dlgs 26/2014, allegato VII, sez. II). In caso di interventi chirurgici che comportano una lesione sperimentale, tale stima deve quindi considerare anche gli eventuali effetti collaterali.

Qualsiasi intervento al cervello su pazienti umani, per esempio per la rimozione di un tumore, dovrebbe avere la stessa classificazione di gravità per i potenziali rischi che comporta.

Questo non significa che si faccia soffrire l'animale, così come non accade, se non in casi estremamente rari e eccezionali, che un intervento al cervello su pazienti umani abbia gravi esiti inattesi in termini di sofferenza del paziente.

Inoltre, il senso del termine "cautelativo" è quello di indicare l’assunzione di responsabilità e consapevolezza del proponente riguardo ciò che potenzialmente potrebbe accadere di imprevisto e indesiderato, come nei casi di chirurgie analoghe sull’uomo.

Proprio perché gli animali non possono firmare il “consenso informato”, spetta agli organi competenti valutare il rapporto tra costi/benefici in relazioni ad una chiara analisi dei rischi presentata dai proponenti.

Di fatto, il proponente si mette nelle condizioni più restrittive e sfavorevoli per l'approvazione del progetto, richiedendo agli organi competenti di valutare se i benefici attesi dalla sperimentazione giustifichino esiti potenzialmente importanti in termini di danno all’animale, seppur con bassa probabilità.

 

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