IN EVIDENZA: Università di Torino denuncia la campagna di disinformazione della LAV

Pubblicato: 
Giovedì 8 Agosto 2019

Dal mese di giugno la LAV e altre associazioni animaliste hanno messo in atto una grave campagna di disinformazione nei confronti del progetto LIGHTUP, studio finanziato dall’ERC (European Research Council) a cui è stato riconosciuto un valore “traslazionale”, ovvero ha una ricaduta clinica diretta per la salute umana, continuando a diffondere notizie palesemente errate e ad alimentare voci, del tutto infondate, a puri fini propagandistici. Le più recenti, riguardano presunte richieste di variazione sulle tempistiche di esecuzione del progetto.

Contro questi atti, l’Ateneo ha intrapreso tutte le azioni, anche legali, opportune. Distorcere la realtà infatti, diffondendo notizie false per cercare consenso e attenzione, arreca un grave danno allo sviluppo di un sano dibattito pubblico e alla dignità delle Istituzioni di ricerca e degli Organismi di valutazione e di controllo coinvolti. Ricercatrici e Ricercatori che scelgono di lavorare al progresso culturale e scientifico del nostro Paese, meritano invece rispetto.

 

CHIARIMENTI SUL PROGETTO LIGHTUP

L’Università di Torino, ad integrazione del FACT-CHECKING sul testo della petizione LAV, aggiornato al 7 agosto 2019, redatto in collaborazione con l’Università di Parma, ritiene necessario ribadire in piena trasparenza il contesto normativo in cui si muove lo studio, le caratteristiche e le finalità

 

IL CONTESTO NORMATIVO

L’Italia è il Paese con la legislazione più restrittiva d’Europa in materia di sperimentazione animale. Infatti, il decreto legislativo 26/2014 impone ulteriori limitazioni alla Direttiva Europea 63/2010 in vigore negli altri paesi dell’Unione, che rappresenta il punto di equilibrio tra progresso scientifico per l’avanzamento delle conoscenze biomediche e delle cure, e la tutela e la protezione del benessere animale. Presentare la sperimentazione animale come un’inutile crudeltà significa distorcere e falsificare la realtà. Contravvenire alle normative che regolano la sperimentazione animale significa commettere un reato.

 

LA VALUTAZIONE DEL PROGETTO

Il progetto LIGHTUP e le sue declinazioni sono state valutate e approvate dagli Organismi indipendenti deputati, in particolare:

  • dallo European Research Council e dal suo Comitato Etico
  • dal Comitato di Bioetica dell’Università di Torino (per la parte di sperimentazione sull’Uomo)
  • dall’Organismo Preposto al Benessere Animale (OPBA) dell’Università di Parma (per la sperimentazione animale sui macachi)
  • dal Ministero della Salute, previa valutazione favorevole del Consiglio Superiore di Sanità (per la sperimentazione animale in corso a Parma).

Questo processo, ha coinvolto complessivamente 6 diversi Organismi Europei e Nazionali e circa 40 esperti indipendenti di comprovato prestigio internazionale nella disciplina (neuroscienze e neuropsicologia), nelle metodiche e nel tema specifico oggetto di studio (blindsight).

 

COSA È STATO VALUTATO

Gli Organismi preposti, nel loro complesso hanno valutato:

Aspetti Scientifici

  • L’eccellenza scientifica del progetto e ricadute potenziali
  • L’adeguatezza e la realizzabilità del progetto e delle metodologie proposte
  • La documentata competenza e eccellenza scientifica del coordinatore scientifico

Aspetti etici (rispetto alla sperimentazione animale)

  • L’applicazione del principio delle 3R (sostituzione, riduzione e perfezionamento)
  • L’indispensabilità della sperimentazione animale per gli obiettivi conoscitivi e clinici proposti, in aggiunta alla sperimentazione sull’Uomo.
  • La giustificazione del tipo di animali proposti e la non sostituibilità con specie meno evolute
  • La valutazione costi/benefici in termini di ricadute conoscitive e per la cura
  • Il dettaglio di tutte le procedure e loro sostenibilità etica.

 

GLI OBIETTIVI DEL PROGETTO

La perdita della vista, in una parte o in tutto il campo visivo, è una delle conseguenze più frequenti e invalidanti di un danno al cervello e colpisce tra il 45% e il 70% di chi subisce una lesione cerebrale [1]. Solo in Italia, circa 200,000 nuovi pazienti ogni anno subiscono lesioni vascolari come l’ictus [2], cui vanno aggiunti i pazienti con lesioni da trauma o tumore. Mentre esistono programmi consolidati per la riabilitazione dei disturbi del linguaggio o del movimento, non esistono procedure consolidate e facilmente accessibili per i molti pazienti che hanno avuto un danno alla corteccia visiva, la parte del cervello che riceve ed elabora le informazioni dall’occhio. Proporre a questi pazienti un protocollo efficace e sicuro per il recupero della vista è l’obiettivo finale del progetto LIGHTUP.

 

LA NECESSITÀ DI RICORRERE ALLA SPERIMENTAZIONE ANIMALE

Per raggiungere il risultato, è preliminarmente necessario comprendere i meccanismi neurofisiologici che consentono al cervello di costruire una rappresentazione cosciente della scena davanti ai nostri occhi. Secondo la prestigiosa rivista americana Science, questa è la seconda sfida più importante nel prossimo quarto di secolo [3]. Nessun metodo complementare sull’Uomo può infatti “catturare” le risposte dei singoli neuroni in tempo reale, né si può simulare la complessità dell’intero cervello al computer, o studiare, a partire da poche cellule in provetta, come il cervello genera il comportamento. La sperimentazione animale è perciò l’unico mezzo a disposizione per capire, anche a livello di singola cellula, i fenomeni di plasticità che si verificano in seguito ad una lesione, come stimolarli e orientarli per promuovere il recupero della vista. Attraverso un approccio analogo sui primati non umani, oggi possiamo trattare il morbo di Parkinson con la stimolazione cerebrale profonda, o utilizzare la neuroprostetica per permettere ai pazienti con lesioni spinali di tornare a camminare. Non è un caso se ben 97 su 109 premi Nobel per la Medicina e la Fisiologia (e tutti quelli degli ultimi 30 anni) sono stati assegnati per scoperte che hanno richiesto anche l’uso di animali.

 

LA SCELTA DEI MACACHI

La scelta dei macachi, rispetto ad altri animali meno evoluti, è stata attentamente ponderata in relazione a molti aspetti. Tra questi ci sono le straordinarie analogie nell’organizzazione del sistema visivo e la capacità di questi animali di fornire risposte comportamentali in grado di indicare il loro livello di consapevolezza degli stimoli visivi anche in assenza di linguaggio [4].

 

GLI ANIMALI NON SONO RESI CIECHI

Sarà invece prodotta una macchia cieca, circoscritta ad una zona di pochi gradi del loro campo visivo e limitata ad un solo lato. L’animale resterà in grado di vedere nel resto del campo visivo, spostarsi normalmente nell'ambiente ed interagire con i propri simili muovendo liberamente sguardo e testa. La lesione chirurgica avrà infatti l’estensione minima necessaria per riprodurre il fenomeno da studiare, limitando l’impatto sull’animale.

 

[1] Perez & Chokron, Frontiers in integrative neuroscience 8, 1-12; 2014

[2] SPREAD (Stroke Prevention and Education Awareness Diffusion) V Ed.; 2007

[3] Miller, G. What is the biological basis of consciousness? Science 309, 79; 2005

[4] Cowey, A. & Stoerig, P. Blindsight in monkeys. Nature 373, 247-249; 1995

FACT-CHECKING SUL TESTO DELLA PETIZIONE LAV (aggiornato al 7 agosto 2019)

Legalità e rispetto reciproco devono essere la base per un confronto sereno, anche se acceso, su questioni tecnicamente complesse e con delicati risvolti etici come la ricerca scientifica basata sulla sperimentazione animale. Stringenti normative prevedono infatti che Istituzioni indipendenti, a livello nazionale e internazionale, composte da personalità qualificate e con competenze diverse, valutino tutti gli aspetti tecnico-scientifici, etici e normativi dei progetti di sperimentazione animale.

Il progetto LIGHTUP - cui si riferisce la petizione pubblicata sul sito change.org - è stato approvato, nei suoi aspetti scientifici ed etici, dallo European Research Council, dai comitati etici e dagli Organismi Preposti al Benessere Animale (OPBA) delle Università di Torino e Parma, e infine dal Ministero della Salute. Tutti questi organismi indipendenti hanno riconosciuto il valore e la validità del progetto e l’impossibilità di perseguirne gli obiettivi di conoscenza e intervento clinico senza una preventiva sperimentazione su animale oltre gli studi (non invasivi) su soggetti umani.

L’uso misurato e controllato della sperimentazione animale, quando questo si configuri come l’unico mezzo possibile per rispondere a domande fondamentali di tipo scientifico o clinico, rappresenta un elemento ancora imprescindibile nella ricerca scientifica, come sancito anche dal recente documento del comitato SHEER dell’Unione Europea.

Per quanto riguarda le recenti notizie diffuse dagli organi di stampa rispetto a presunte interrogazioni a livello Regionale o Nazionale, si rende noto che venerdì 7 giugno u.s., si è tenuto un sopralluogo ispettivo a sorpresa da parte del Ministero della Sanità presso gli stabulari dell’Università di Parma dove si svolgeranno gli esperimenti. Come richiamato nella nota stampa diffusa dall’Università di Parma lo stesso giorno, gli ispettori non hanno riportato nessuna anomalia di rilievo. Nel verbale si legge anzi che i “soggetti non hanno manifestato segni di paura o di stress in presenza di personale estraneo, continuando ad esercitare le loro attività abituali […] non sono presenti stereotipie, né alopecie da stress, né fenomeni di autolesionismo […] o ancora “Le gabbie sono fornite di un’ampia gamma di strumenti di arricchimento ambientale (corde, trapezi, contenitori di cibo di varia forma per stimolare la ricerca di cibo, televisione e musica di sottofondo)”.

Consapevole e sensibile ai risvolti etici che la sperimentazione animale pone, l’Università di Torino è da sempre impegnata nella promozione di iniziative pubbliche volte ad arricchire e stimolare una riflessione pacata e costruttiva su questi temi, che sia rispettosa e dia voce alle diverse sensibilità.

L’Università di Torino ribadisce pertanto la sua solidarietà al collega prof. Marco Tamietto per gli attacchi subiti, che vanno oltre una legittima manifestazione di dissenso, e sono largamente basati su informazioni errate, già precisate dall’Ateneo nella nota stampa del 5 giugno.

A questo proposito, le Università di Torino e di Parma hanno condotto un fact-checking congiunto sul testo della petizione lanciata dalla LAV su change.org e sui relativi comunicati stampa diffusi dalla LAV stessa, che dimostra come il testo della petizione chieda l’adesione sulla base di un’ampia serie di informazioni false.

 

FACT-CHECKING SUL TESTO DELLA PETIZIONE LAV

Da un comunicato stampa LAV: “In ogni caso, se la visione non verrà modificata e gli animali saranno in grado di ‘spostarsi normalmente nell'ambiente, alimentarsi ed interagire con i propri simili’ , allora perché ne è prevista l’uccisione al termine dell’esperimento?

 

Testo della petizione

Realtà dei fatti

L’Università di Torino è responsabile di una nuova sperimentazione durante la quale 6 macachi verranno operati e resi ciechi per studi su deficit visivi nell’essere umano.

FALSO

Gli animali non verranno resi ciechi. Sarà invece prodotta una macchia cieca, circoscritta ad una zona di pochi gradi del loro campo visivo e limitata a un solo lato.

A seguito dell’operazione, l’animale resterà in grado di vedere e spostarsi normalmente nell'ambiente, alimentarsi ed interagire con i propri simili. La lesione chirurgica avrà infatti l’estensione minima necessaria a permettere di studiare i processi alla base del recupero della consapevolezza visiva e a riprodurre il fenomeno che in modo più esteso si verifica in pazienti umani. Per capirne meglio l’impatto, si consideri che in base alle normative attuali, a pazienti con una lesione unilaterale di estensione simile o anche significativamente più estesa di quella praticata sugli animali, non verrebbe neppure ritirata la patente di guida.

I macachi verranno […] costretti a riconoscere delle immagini.

FALSO

Le procedure di addestramento si svolgono con tecniche comportamentali basate sul rinforzo positivo, ossia ricompense (succo di frutta, noccioline, o cibo di cui vanno ghiotti), che gratificano l’animale e lo motivano a collaborare ai compiti sperimentali.

I movimenti vengono limitati durante i test per consentire il monitoraggio dei parametri di interesse, ma l’animale non viene e non può essere costretto a eseguire il compito.

È noto in letteratura che la routine di addestramento quotidiana, per tempi congrui al livello di attenzione e alla disponibilità di ciascun animale, diviene molto spesso un’attività che i macachi, come molti altri animali in cattività, intraprendono come una forma di arricchimento cognitivo.

L’intervento al cervello, molto invasivo e doloroso, si svolgerà in autunno e l’intera sperimentazione durerà 5 anni.

FALSO

L'intervento sarà praticato in una sala operatoria attrezzata, da un neurochirurgo che opera normalmente anche sull'uomo, ed applicando sulla scimmia le stesse procedure e gli stessi standard usati per l'uomo. Verrà applicata l’anestesia generale monitorata da un veterinario con esperienza su primati non umani. Il decorso post-operatorio è identico a quello per i pazienti umani, e prevede trattamenti analgesici e antinfiammatori per limitare al massimo il disagio all’animale. L’addestramento e i compiti sperimentali richiedono che l’animale sia cooperativo e in perfette condizioni di salute psico-fisica, e possono riprendere solo dopo il pieno recupero dal decorso post-operatorio (generalmente entro 10-15 giorni). Il cervello di per sé non è un organo sensibile e non ha recettori per il dolore. Sorprende che si ritenga inverosimile o fantasiosa la possibilità che pazienti si sottopongano a operazioni a cranio aperto svegli. Tali operazioni sono infatti possibili e praticate sempre più frequentemente anche in Italia.

Si vedano, per esempio, molti filmati disponibili su youTube di pazienti che vengono operati al cervello completamente svegli per consentire al chirurgo di produrre il minor danno collaterale possibile. Durante l’intervento, i pazienti parlano o suonano strumenti musicali, con la sola anestesia locale per la cute.

https://www.youtube.com/watch?v=WevLQ3Bhfb0

https://www.youtube.com/watch?v=ny98Sf8Arew

https://www.youtube.com/watch?v=NSgNod-Jm0E

Il progetto nel suo complesso durerà 5 anni, ma questo non significa che la sperimentazione su ogni animale durerà 5 anni.

Lo studio verrà condotto contemporaneamente, e non dopo, anche su volontari umani.

FALSO

In questa fase, lo studio su pazienti volontari umani si limita a caratterizzare gli effetti della lesione senza operare alcun intervento attivo. Solo dopo che i meccanismi neurali alla base del recupero delle funzioni visive saranno stati studiati sull’animale, e le procedure riabilitative valutate rispetto alla loro efficacia e sicurezza, la riabilitazione sarà proposta ai pazienti, in accordo alle normative internazionali sulla sperimentazione clinica.

La ricerca su nuove cure per persone ipovedenti ha compiuto passi importanti solo grazie alle sperimentazioni su malati umani consapevoli.

FALSO

Gran parte di quello che conosciamo sull’organizzazione cerebrale delle funzioni visive e su come intervenire a fini terapeutici si deve alla sperimentazione animale. Si pensi ad esempio ai premi Nobel dati nel 1981 a David Hubel e Torsten Wiesel per i loro studi sul sistema visivo di diverse specie animali.

Quanto al ruolo della sperimentazione animale per lo sviluppo di cure su persone ipovedenti (sebbene su patologie visive diverse da quelle studiate nel progetto), un noto esempio è il trattamento di una forma genetica di cecità che colpisce i bambini (amaurosi congenita di Leber). Questa patologia è curabile attraverso la terapia genica, per la cui efficacia sono stati indispensabili test su topi prima, e poi su cani affetti dalla stessa patologia.

Infine, riguardo la insostituibilità dello studio su primati non umani in altri ambiti di ricerca e intervento clinico, senza la ricerca sui macachi oggi non sapremmo dell’esistenza dei neuroni specchio, non avremmo la stimolazione cerebrale profonda per trattare con successo il morbo di Parkinson, o non potremmo utilizzare la neuroprostetica per consentire ai pazienti con lesioni spinali di recuperare la possibilità di movimento.

Non c’è da stupirsi, visto che i test sugli animali falliscono, ufficialmente, in oltre il 95 % dei casi*.

*NCATS (US NIH). About the National Center for Advancing Translational Sciences

FALSO

Il link non rimanda a nessuna pubblicazione specifica ma al sito istituzionale del Centro che fa parte del National Institute of Health, (USA).

Abbiamo informato il Centro, e sotto è riportato un estratto della risposta che abbiamo ricevuto:

«our content is often misconstrued to the benefit of another organization’s own objectives. If you follow the link to our site, we don’t have any content that alludes to the claim posted in the change.org webpage. [...] It is unfortunate that we are being cited in this way».

 (I nostri contenuti sono spesso fraintesi a beneficio degli obiettivi di altre organizzazioni. Se si segue il link al nostro sito, non abbiamo alcun contenuto che alluda alle affermazioni riportate nella pagina web di change.org. Dispiace essere citati in questo modo).

Noi di LAV mesi fa abbiamo chiesto al Ministero della Salute il Protocollo di questo esperimento, ma l’accesso agli atti ci è stato negato.

VERO

La normativa infatti prevede che il Ministero renda pubblica la “sintesi non tecnica” dei progetti autorizzati, e lo stesso Prof. Marco Tamietto ha reso pubblico il documento.

Le norme prevedono un equilibrio tra il principio di trasparenza e la riservatezza necessaria per tutelare i profili di proprietà intellettuale riferiti agli studi in corso. I dati e le informazioni relative ai dettagli della sperimentazione non sono segreti, ma riservati: non possono per legge essere resi pubblici ma sono stati valutati e approvati da tutti gli organismi competenti a livello nazionale e europeo.

Da un comunicato stampa LAV: “la procedura è stata classificata come grave, come ammette lo stesso ricercatore”

VERO

Nella “sintesi non tecnica” è riportato infatti che "si ritiene cautelativamente opportuno stimare il livello di sofferenza atteso come grave

 

MA OCCORRE CAPIRNE LA RAGIONE

La normativa prevede che l’assegnazione (obbligatoria) della categoria di gravità sia “basata sugli effetti più gravi che rischia di subire il singolo animale dopo che sono state applicate tutte le opportune tecniche di affinamento” (Dlgs 26/2014, allegato VII, sez. II). In caso di interventi chirurgici che comportano una lesione sperimentale, tale stima deve quindi considerare anche gli eventuali effetti collaterali.

Qualsiasi intervento al cervello su pazienti umani, per esempio per la rimozione di un tumore, dovrebbe avere la stessa classificazione di gravità per i potenziali rischi che comporta.

Questo non significa che si faccia soffrire l'animale, così come non accade, se non in casi estremamente rari e eccezionali, che un intervento al cervello su pazienti umani abbia gravi esiti inattesi in termini di sofferenza del paziente.

Inoltre, il senso del termine "cautelativo" è quello di indicare l’assunzione di responsabilità e consapevolezza del proponente riguardo ciò che potenzialmente potrebbe accadere di imprevisto e indesiderato, come nei casi di chirurgie analoghe sull’uomo.

Proprio perché gli animali non possono firmare il “consenso informato”, spetta agli organi competenti valutare il rapporto tra costi/benefici in relazioni ad una chiara analisi dei rischi presentata dai proponenti.

Di fatto, il proponente si mette nelle condizioni più restrittive e sfavorevoli per l'approvazione del progetto, richiedendo agli organi competenti di valutare se i benefici attesi dalla sperimentazione giustifichino esiti potenzialmente importanti in termini di danno all’animale, seppur con bassa probabilità.

Da un comunicato stampa LAV: “In ogni caso, se la visione non verrà modificata e gli animali saranno in grado di ‘spostarsi normalmente nell'ambiente, alimentarsi ed interagire con i propri simili’, allora perché ne è prevista l’uccisione al termine dell’esperimento?"

Per comprendere direttamente le modificazioni anatomiche dei tessuti cerebrali e delle loro connessioni in seguito alla lesione e alle procedure di riabilitazione utilizzate, gli animali dovranno essere eutanizzati. La loro eutanizzazione non è quindi dovuta agli esiti delle procedure sperimentali, ma alla necessità di comprendere come i circuiti si rimodellano. Nessun altro metodo, comunque previsto, consente infatti di studiare queste proprietà con una precisione paragonabile, e a livello di singolo neurone. Tradizionalmente, lo studio delle modificazioni anatomiche nei tessuti cerebrali richiede il sacrificio di ulteriori animali. Studiare invece sugli stessi soggetti le risposte neurali e gli effetti di plasticità anatomica consentirà di minimizzare il numero di animali impiegati, in linea con tutte le indicazioni nazionali ed internazionali. Il progetto applica quindi il principio di “riduzione”, utilizzando il numero minimo, necessario e sufficiente, per ottenere gli scopi conoscitivi previsti. È bene ricordare che l’utilizzo congiunto di tutte queste tecniche ha contribuito alla drastica riduzione del numero di primati non-umani utilizzati nella ricerca neuro-scientifica a livello europeo (da 8000 a 6000 animali tra il 2008 e il 2011, corrispondente ad un -25%).