Al prof. Alberto Arezzo l'Erc Synergy Grant da 10 milioni di euro

Giovedì 26 Ottobre lo European Research Council (ERC), organismo dell'Unione Europea che attraverso finanziamenti altamente competitivi sostiene l’eccellenza scientifica, ha pubblicato la lista dei progetti vincitori dei Synergy Grant, che attribuiscono un finanziamento di 10 milioni di euro per i prossimi 6 anniTra le ricerche finanziate compare quella del Prof. Alberto Arezzo, docente del Dipartimento di Scienze Chirurgiche dell’Università di Torino, che ha presentato il progetto intitolato EndoTheranostics: Multi-sensor Eversion Robot Towards Intelligent Endoscopic Diagnosis and Therapy”. La ricerca permetterà di ridisegnare i modelli di diagnosi e trattamento in un unico tempo delle neoplasie del tubo digerente, con particolare riferimento al colon-retto.

 

Il cancro del colon-retto è uno dei tipi di cancro più comuni in tutto il mondo, con oltre 1,9 milioni di nuovi casi e 935.000 decessi registrati nel 2020. Nonostante i progressi nella tecnologia medica, gli interventi vengono spesso eseguiti durante le ultime fasi dello sviluppo della malattia, portando a bassi tassi di sopravvivenza dei pazienti o scarsa qualità della vita. Il progetto nasce dall’osservazione che i programmi di screening endoscopico sono purtroppo largamente disattesi. In particolare, la colonscopia è percepita come un esame invasivo, cui la maggioranza delle persone tende a sottoporsi con dispiacere o a non farlo affatto. La ricerca ha perciò immaginato di ridisegnare tutto il processo di diagnosi e terapia delle neoplasie del colon e retto, ridiscutendo dalla base quali dovessero essere le caratteristiche ideali per uno strumento in grado di offrire diagnosi e possibile terapia locale al tempo stesso.

 

L’idea - dichiara il Prof. Arezzo - è di offrire un sistema che sostituisca l’attuale tecnologia per endoscopia flessibile (colonscopia), che è in realtà solo relativamente flessibile, con uno più tollerato perché costituito da materiali soffici, un cosiddetto soft-robot. Ciò fungerà anche da veicolo all’interno dell’intestino per un microrobot, che, operato dall’esterno, consentirà in una sorta di sala operatoria miniaturizzata, di asportare lesioni anche di ampie dimensioni in maniera appropriata. Grazie a programmi di screening sempre più diffusi ci aspettiamo di diagnosticare sempre più spesso lesioni anche non di piccole dimensioni, ma suscettibili di escissione locale curativa, senza dover ricorrere alla resezione chirurgica di tratti di intestino. Per farlo, il microrobot sarà dotato di sensori di nuova concezione, capaci di studiare e caratterizzare ampie aree di tessuto in poco tempo. Gli stessi sensori serviranno per controllare i gesti “chirurgici” durante la procedura per prevenire possibili errori e quindi complicanze, e al tempo stesso, operando in parziale autonomia, velocizzare la procedura stessa.

 

La competizione per gli ERC è estrema, solo l’8% dei progetti è stato finanziato. Il lavoro presentato dal Prof. Arezzo è uno dei 37 progetti internazionali, su un totale di 395 proposte presentate in tutta Europa, comprendenti tutte le discipline. I Synergy Grants finanziano gruppi composti da due a quattro ricercatori principali per affrontare congiuntamente problemi di ricerca ambiziosi e complessi che non potrebbero essere affrontati singolarmente. Il gruppo vincitore, che comprende i Proff. Kaspar Althoefer (Queen Mary University di Londra), Bruno Siciliano (Università Federico II di Napoli) e Sebastien Ourselin, (King’s College di Londra), riunisce competenze eccezionali e complementari per intraprendere una ricerca pionieristica nei prossimi 6 anni per migliorare lo screening e il trattamento del cancro del colon-retto.

 

Il gruppo mira a rivoluzionare lo screening e il trattamento del cancro del colon-retto attraverso lo sviluppo di un “eversion robot” con una struttura a manica soffice che si “srotola” dall’interno quando insufflato, evitando così pressioni e frizioni sulle pareti. Il robot sarà in grado di estendersi in profondità nel colon e di percepire l'ambiente attraverso l'imaging e il rilevamento dell’ambiente circostante mediante sensori multimodali. Fungerà anche da condotto per trasferire strumenti miniaturizzati al sito remoto all'interno del colon per la diagnosi e la terapia (teranostica). I dispositivi robotici attuali hanno una destrezza limitata e non sono adatti a svolgere compiti delicati in luoghi remoti, come nelle profondità del colon. Al contrario, i soft-robots dimostrano una maggiore flessibilità e adattabilità nell’esecuzione dei compiti, portando a una maggiore sicurezza quando si lavora intorno o all’interno del corpo umano.

 

La soft-robotics per diagnosi e terapia ha il potenziale per mitigare gli interventi chirurgici non necessariaumentare i tassi di sopravvivenza e migliorare la qualità e la durata della vita delle persone affette da cancro del colon-retto. Per ottenere traduzioni della ricerca nel settore sanitario è fondamentale lavorare in modo interdisciplinare e, attraverso il gruppo di ricerca internazionale guidato dal Prof. Arezzo, si riuniranno competenze in chirurgia, endoscopia, controllo del movimento, intelligenza artificiale, sensori e robotica per offrire i migliori risultati possibili ai pazienti.

 

L’ottenimento di questo prestigioso finanziamento - conclude il Prof. Arezzo - riflette l’eccellenza scientifica che l’Università di Torino rappresenta. Il gruppo del Prof Mario Morino, del quale mi pregio di far parte ormai da molti anni, e che ringrazio per le opportunità che in questi anni mi ha concesso, è assai stimato grazie a lui in campo internazionale, essendo egli pioniere delle tecniche mini invasive chirurgiche ed endoscopiche. Questa ricerca nasce dalla mia formazione in Germania presso l’Università di Tuebingen, sotto il Prof Gerhard Buess, inventore della microchirurgia endoscopica transanale e della chirurgia robotica, che hanno rivoluzionato il nostro settore negli ultimi decenni. Questo progetto è solamente la naturale evoluzione dei concetti che lui ha proposto con successo ormai 40 anni orsono, e che io ed altri suoi allievi abbiamo cercato di raccogliere, dopo la sua prematura scomparsa. Voglio però concludere con un appello a tutti affinché si sottopongano agli accertamenti per screening delle neoplasie del colon-retto come di ogni altra patologia, perché è con la prevenzione che si ottengono i migliori risultati in campo oncologico, e già oggi si può fare davvero molto per molte patologie”.

 
Data di pubblicazione del comunicato: 
Venerdì, 27 Ottobre, 2023

XXI congresso nazionale Società Italiana di Pedagogia Medica - "Formare alla complessità nelle professioni di cura"

La Società Italiana di Pedagogia Medica (SIPeM) terrà a Torino da domani a sabato mattina il suo XXI Congresso Nazionale, con oltre 200 iscritti provenienti da tutta Italia, con l’obiettivo di fare il punto sul tema della formazione di coloro che insegnano ai futuri professionisti sanitari, tra cui medici, infermieri, psicologi, fisioterapisti e altri.

 

Il titolo del congresso è "Formare alla complessità nelle professioni di cura", scelto per esplorare l'importante concetto di complessità in medicina, intesa non come una complicazione difficile da gestire, ma come una rappresentazione delle molte sfaccettature che contraddistinguono le persone lungo il loro percorso di salute e malattia.

 

Il programma del congresso prevede relazioni orali, workshop esperienziali e presentazioni di poster selezionati, che potranno rappresentare un'opportunità unica per i partecipanti di arricchire le proprie conoscenze e di condividere le proprie esperienze con i colleghi nell’ambito della formazione.

 

Il XXI Congresso Nazionale SIPeM rappresenta, quindi, nelle nostre speranze un'occasione unica per esplorare le sfide e le opportunità future nel campo della pedagogia medica e della formazione dei professionisti sanitari.

 

Per ulteriori informazioni e dettagli sul programma, è possibile visitare il sito web del congresso.

Data di pubblicazione del comunicato: 
Mercoledì, 25 Ottobre, 2023

Chiara Benedetto nominata Presidente del Comitato Mondiale per la Salute e la Cura della Donna

Giovedì 12 ottobre, in occasione dell’Assemblea Generale della Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia – FIGO, la Prof.ssa Chiara Benedetto, Direttore della Struttura Complessa Universitaria Ginecologia e Ostetricia 1 dell’Ospedale S. Anna - AOU Città della Salute e della Scienza di Torino, è stata nominata Presidente del Comitato Mondiale per la Salute e la Cura della Donna ed eletta, all’unanimità, dai delegati delle Società Nazionali di Ginecologia e Ostetricia dei 135 Stati Membri della Federazione, Rappresentante dell’Europa nel Consiglio di Amministrazione della FIGO.

 

Questo grande riconoscimento internazionale per la ginecologia italiana, e in particolare torinese, offre ulteriori opportunità per creare reti collaborative con i principali centri di riferimento a livello mondiale e per far sì che Torino possa giocare un ruolo importante in un programma strategico globale volto a raggiungere gli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile in tema di salute individuati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per il 2030.

 

Fare rete per clinica, ricerca e formazione, individualizzare i percorsi di cura e aumentare la consapevolezza delle donne e della popolazione generale in tema di prevenzione sono i pilastri portanti di questo programma strategico finalizzato a ridurre o meglio eliminare le disparità e ad accelerare un cambiamento positivo per la salute della donna nel corso della vita.

 

Chiara Benedetto è Professore ordinario di Ginecologia e Ostetricia presso l’Università di Torino, dove dal 2018 è Presidente del Corso di Laurea in Ostetricia. In passato è stata Presidente dello European Board and College of Obstetrics and Gynaecology (EBCOG), Delegata della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia presso il Consiglio Direttivo della Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia, Direttore della Scuola di Specializzazione in Ginecologia e Ostetricia, Direttore del Dipartimento Universitario di Discipline Ginecologiche e Ostetriche e Direttrice dei Master in Senologia per le professioni sanitarie, in Uroginecologia, in Medicina della Riproduzione e Tecniche di Fecondazione in Vitro e in Senologia multidisciplinare dell’Università di Torino.

Data di pubblicazione del comunicato: 
Giovedì, 19 Ottobre, 2023

Psicologia clinica e oncologica, stato dell'arte di una cura integrata

Il Convegno organizzato dalla Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino ospita più di 200 tra scienziati e scienziate, psicologi e psicologhe per fare il punto su una cura integrata del cancro

 

Il 20 e il 21 ottobre 2023, nell’Auditorium del Complesso Aldo Moro (via Giuseppe Verdi, Torino) si terrà il Congresso “Psicologia Clinica e Oncologia: Stato dell’arte di una cura integrata”, organizzato dalla Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino

 

La mattina del 20 ottobre sarà dedicata alla riflessione sul lutto in oncologia, sia quando questo colpisce l’adulto, sia quando a essere coinvolti sono anche – o in prima battuta – bambini e adolescenti. La sessione vedrà i contributi di psicoanalisti e psicoanaliste della Società psicoanalitica Italiana e di professionisti e professioniste che lavorano presso l’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino. Nella prima parte del pomeriggio, invece, verranno presentate le attività della Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta, con il coinvolgimento tra gli altri dell’Autorità Centrale di Coordinamento della Rete. Verrà dato spazio in particolare al Progetto Protezione Famiglie Fragili (PPFF), un progetto volto a costruire una rete di supporti assistenziali, psicologici e sociali mirati al sostegno delle famiglie "fragili" che affrontano l’esperienza della malattia tumorale. 

 

Alle 18:00 è previsto l’intervento del Prof. Allan N. Schore, neuroscienziato di fama mondiale della Los Angeles David Geffen School of Medicine dell’Università della California, che terrà un talk dal titolo "Right Brain Psychotherapy: A Psychobiological Bridge Between Clinical Psychology and Oncology".

 

Le attività della mattina del 21 ottobre saranno dedicate alla presentazione del lavoro di ricerca condotto nei Siti Contaminati in seguito a esposizione ad amianto. Verranno presentati i dati sull’epidemiologia del mesotelioma in Italia e sugli strumenti per la valutazione del disagio psicologico negli ammalati e nei familiari, e verrà descritto un modello di intervento per pazienti, familiari e per la comunità tutta che si è affinato nel Sito Contaminato di Casale Monferrato a partire dal 2006. La sessione vedrà la partecipazione dell’ISS, dell’Inail, e dei COR del ReNam. Nel pomeriggio, i lavori si concentreranno, invece, sulla specificità di uno sguardo psicologico-clinico nel progettare ricerche e ricerche-intervento in oncologia. 

 

“L’evento si pone come obiettivo – afferma Antonella Granieri, Direttrice della Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica e professoressa ordinaria in Psicologia Clinica dell’Università di Torino - la costruzione di un modello integrato tra oncologia e psicologia clinica sia per quanto attiene la presa in carico di pazienti e familiari lungo l’intero percorso assistenziale, sia per la costruzione di protocolli di ricerca e ricerca-intervento. Un evento, in cui è in primo piano la ricaduta sui cittadini e sull’organizzazione sanitaria e che nasce dall’esperienza maturata nella Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica di Torino. La Scuola prevede, infatti, per l’ultimo anno di frequenza la possibilità di scegliere il Canale Oncologico, in cui insegnano diversi specialisti dell'Università e del territorio. Il lavoro congiunto ha consentito negli anni l’ampliamento di una cornice metodologica finalizzata alla cura integrata del cancro”.
 

Data di pubblicazione del comunicato: 
Mercoledì, 18 Ottobre, 2023

Nasce a Torino il corso universitario per formare esperti nel sostegno del diritto al lavoro delle persone con disabilità

La Regione Piemonte e l’Università degli Studi di Torino si pongono all'avanguardia a livello nazionale nella promozione dei diritti delle persone con disabilità, con l'istituzione del primo Corso Universitario di Aggiornamento Professionale (CUAP) dedicato al sostegno del diritto al lavoro, in attuazione dell’art. 27 della Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità (CRPD). Il corso, finanziato dalla Regione Piemonte e fortemente promosso dall’Assessore al Lavoro e Formazione, Istruzione e Merito e Diritto allo studio Universitario Elena Chiorino, rappresenta una pietra miliare nell'ambito dell'inclusione sociale e dell'uguaglianza di opportunità per tutti i cittadini.

 

“Il Piemonte sceglie di sostenere il diritto al lavoro delle persone con disabilità investendo sulla formazione di qualità degli operatori. - dichiara l’Assessore Elena Chiorino che prosegue – Aiutare l’intero sistema ad orientarsi nella prospettiva della Convenzione ONU e operare secondo le evidenze scientifiche migliorerà le opportunità  delle persone con disabilità nell'inserimento lavorativo. Ringrazio il Rettore Geuna e l'Università di Torino per la preziosa e fattiva collaborazione”.

 

Il Rettore Stefano Geuna, esprime soddisfazione per l’accordo: “È un esempio virtuoso di ciò che l’università chiama “terza missione”, ovvero trasferire le conoscenze scientifiche per promuovere la crescita economica e sociale del territorio. UniTo ha scelto di orientare le proprie scelte mettendo in primo piano l’attuazione della Convenzione ONU. Trovare la stessa consonanza con la Regione nella promozione dei diritti delle persone con disabilità non potrà che riverberarsi positivamente nelle vite dei cittadini e delle cittadine del Piemonte”.

 

Con la Delibera Regionale 7319\2023 la Regione Piemonte prende un impegno concreto nell'attuazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (CRPD). Recepita dall’Italia con la legge 18 del 2009, la CRPD garantisce tutti i diritti e la piena cittadinanza a tutte le persone con disabilità, indipendentemente dalle caratteristiche e dai funzionamenti. La Regione stanzierà complessivamente 120 mila euro.

 

Un passo cruciale in questa direzione è stata la firma del Protocollo biennale d'Intesa con il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università degli Studi di Torino, che ha consentito l'istituzione del corso che prenderà il via a gennaio 2024 presso il Dipartimento di Filosofia UniTo.

 

Il CUAP “Progettazione di interventi a sostegno del diritto al lavoro in attuazione della CRPD”, primo del suo genere in Italia, si focalizza sulla formazione di esperti nell’approccio place and train, che prevede il collocamento diretto delle persone con disabilità, coadiuvata sul campo da un supporto all’azienda specifico, personalizzato e altamente qualificato.

 

Cecilia Marchisio, Direttrice del corso: “Avere la possibilità di mettere al servizio di coloro che si occupano di inserimenti lavorativi di persone con disabilità l’esperienza maturata in questi anni è un onore ed una responsabilità. La buona notizia è che le metodologie più fondate dal punto di vista della ricerca mettono in condizione davvero tutti e tutte di diventare lavoratrici e lavoratori. Costruire i supporti adeguati, formare il contesto e adattare le mansioni sono le direttrici che orientano il nostro lavoro. Per molte fra le persone con disabilità che abbiamo accompagnato in questi anni il lavoro ha anche significato un ingresso autentico nella vita adulta e libera, prima considerato un obiettivo irrealistico”.

 

Il percorso di formazione, finanziato da Regione Piemonte con un investimento di 60.000,00 per la prima edizione, è rivolto a operatori che lavorano nei servizi pubblici dell’intero territorio regionale con competenze specifiche in materia di disabilità e operatori privati accreditati del sistema piemontese delle politiche del lavoro, della formazione e dell’orientamento e che svolgono la loro attività professionale a favore di persone con disabilità, con l’obiettivo di fornire agli stessi la capacità di sviluppare e migliorare le competenze necessarie a favorire l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità.

 

Il programma di studi, che concede 18 crediti formativi, ha una durata di 6 mesi ed offre 50 posti con borse di studio (del valore ciascuna di € 1.200,00) erogate dalla Regione Piemonte, a copertura della quasi totalità dei costi di partecipazione.

   

Le iscrizioni e immatricolazioni sono aperte fino al 11 dicembre 2023 e il corso prenderà ufficialmente il via il 19 gennaio 2024.

 

Per ulteriori informazioni è possibile visitare la pagina dedicata.

 

Per contatti è possibile inviare una mail a cuapdirittolavoro@unito.it.

Data di pubblicazione del comunicato: 
Martedì, 17 Ottobre, 2023

Neuroscienze: utilizzare la realtà virtuale immersiva per esaminare e ridurre i pregiudizi razziali

iScience è stato recentemente pubblicata una ricerca  innovativa dal titolo Behavioral and neurophysiological indices of the racial bias modulation after virtual embodiment in other-race body. Lo studio, condotto dalla ricercatrice dell’Università di Torino Maria Pyasik e coordinato dai Proff. Lorenzo Pia (Università di Torino) e Alice Mado Proverbio (Università di Milano-Bicocca) ha, per la prima volta, integrato la tecnica della Realtà Virtuale Immersiva (RVI) e l’Elettroencefalogramma(EEG) allo scopo di esaminare le basi neurocognitive sottese la riduzione dei pregiudizi razziali.

 

I pregiudizi, che siano di genere, di religione o di razza, sono una delle questioni più problematiche nelle società moderne. Infatti, avendo una natura recondita ed inconsapevole, sono largamente immuni alla manipolazione e, quindi, vincolano presentemente il nostro comportamento diventando, de facto, il nucleo della discriminazione sociale. Tuttavia, recenti sviluppi nel campo delle neuroscienze cognitive hanno portato in auge un particolare fenomeno che è possibile ottenere tramite la Realtà Virtuale Immersiva (RVI). In dettaglio, tramite specifiche procedure è stato mostrato come sia possibile indurre l’illusione (Full Body Illusion) di ‘indossare’ un corpo virtuale (avatar) diverso dal proprio. Questo ‘diventare qualcun altro’ impatta radicalmente e automaticamente il comportamento al punto da cambiare atteggiamenti, credenze e attitudini implicite, come sono i pregiudizi.

 

La ricerca ha indagato i marker comportamentali e neurofisiologici della riduzione di pregiudizi razziali determinati dal sentirsi in un corpo di etnia diversa. I partecipanti hanno embodizzato (indossato) un avatar appartenetene alla propria etnia (caucasica) o ad un gruppo etnico diverso (di colore) dopo la registrazione della attività cerebrale sottesa ad un compito che rileva i pregiudizi razziali. I risultati hanno mostrato che il pregiudizio razziale negativo risultava significativamente ridotto solo dopo l’embodimentdell’avatar di colore e che anche il marker elettrofisiologico del pregiudizio stesso (Onda N400 dei potenziali evocati dell’EEG) diminuiva, seppure in maniera non statisticamente significativa.

 

Nonostante la necessità di acquisire nuove evidenze, in particolare sull’aspetto neurale, lo studio arricchisce notevolmente gli orizzonti relativi al ruolo del corpo nel nostro comportamento. Inoltre, è forse ancor più rilevante il fatto che mostri come la manipolazione sperimentale nota come Full Body Illusion (FBI) possa essere uno strumento in grado di modificare plasticamente i pregiudizi impliciti negativi e, forse, di ridurli. In altre parole, questo modo di utilizzare la RVI potrebbe essere utilizzato per promuovere l’inclusività sociale.

 

“Questo studio è importante – dichiara la ricercatrice Maria Pyasik - perché è il primo che esamina i correlati neurocognitivi alla base della riduzione dei pregiudizi razziali determinati dalla Full Body Illusion. Lo studio ha permesso di comprendere il fenomeno più in profondità in modo da essere più informati nello sviluppare applicativi d’intervento in contesti sociali. Se si pensa che la RVI è oggi progressivamente più accessibile ed utilizzato, risulta evidente quale possa essere il suo enorme potenziale applicativo e il suo possibile valore sociale”.

 

“I prossimi passi – aggiunge il Prof. Lorenzo Pia - saranno la convalida dei dati neurofisiologici, ovvero identificare con maggiore certezza i possibili marker corticali (e non) della riduzione del pregiudizio nei confronti di una diversa etnia a seguito del ‘sentirsi’ in un corpo di quella etnia. Inoltre, sarebbe importante esaminare a fondo i meccanismi sottesi il pregiudizio analizzandone altri quali quello relativo al genere, all’età o alle credenze religiose. Ciò consentirebbe di immaginare procedure standardizzate e protocolli che co sentano la riduzione del pregiudizio e, quindi, la promozione della inclusione sociale”.

 

“La tecnica elettrofisiologica, ed in particolare l’osservazione della N400 – spiega la Prof.ssa Alice Mado Proverbio - viene usata nella Neuroscienze Sociali, oltre che per i pregiudizi etnici, nella misurazione dei pregiudizi di sesso e di genere impliciti. L’attività bioelettrica riflette la presenza di stereotipi inconsapevoli rappresentati nell'area cerebrale prefrontale mediale.  La possibilità di esperire un corpo virtuale diverso da sé nella realtà immersiva (VR) offre interessanti prospettive nel campo della sensibilizzazione alla disabilità, e a coloro che ci appaiono diversi”.

Data di pubblicazione del comunicato: 
Lunedì, 16 Ottobre, 2023

Anche i pinguini si riconoscono dal “timbro della voce”

Mercoledì 11 ottobre, sulla rivista scientifica Proceedings of the Royal Society B, è stato pubblicato un nuovo articolo sulla comunicazione vocale nei pinguini. L’articolo è frutto di una collaborazione tra due dipartimenti dell’Università di Torino (DBIOS e Scienze Veterinarie), l'Università Jean-Monnet (Francia), l’Università UWC (Sudafrica) e la Fondazione SANCCOB.

 

Utilizzando una combinazione di tecniche di diagnostica per immagini, modellistica computazionale e registrazioni in vivo, un gruppo di ricercatori guidato dal Prof. UniTo Livio Favaro e dalla Dott.ssa Anna Zanoli ha scoperto che i pinguini africani utilizzano le risonanze dei condotti vocali per codificare nei segnali acustici le informazioni che permettono loro di riconoscersi individualmente. Un meccanismo evolutivamente analogo a quello che utilizzano i mammiferi e l'uomo stesso, per riconoscersi dal timbro della voce.

 

Tra i pinguini, il pinguino africano (Spheniscus demersus) è una specie modello ideale per studiare come le risonanze del tratto vocale codificano informazioni biologicamente rilevanti. Infatti, questa specie è monogama, fortemente territoriale e, a causa delle pressioni selettive e allo stile di vita coloniale, è stato riscontrato che i richiami di contatto e i canti riproduttivi (ecstatic display songs) variano significativamente tra gli individui, permettendo loro di riconoscersi tra “vicini di nido” e membri di una coppia.

 

Le vocalizzazioni dei pinguini sono prodotte da uno specifico organo chiamato “siringe”, al cui interno, delle membrane vengono messe in vibrazione al passaggio dell’aria, generando un segnale periodico caratterizzato dalla frequenza fondamentale (corrispondente alla velocità di vibrazione delle membrane) e dalle relative componenti armoniche. Tale segnale passa poi nella trachea e nella bocca, dove viene modificato in base alle frequenze di risonanza (dette formanti) di queste cavità anatomiche. 

 

Gli autori dello studio hanno registrato numerosi pinguini africani nell'aprile 2019 presso la Southern African Foundation for the Conservation of Coastal Birds (SANCCOB) di Città del Capo, in Sudafrica. Contestualmente, hanno studiato l'apparato vocale di altri individui adulti trovati morti lungo le coste della provincia sudafricana di Western Cape. In particolare, iniettando della gomma siliconica catalizzata, è stato ottenuto un calco preciso dell'intero apparato fonatorio. I calchi sono stati successivamente trasportati al Dipartimento di Scienze Veterinarie dell'Università di Torino, dove sono stati sottoposti a Tomografia Assiale Computerizzata (TAC). Infine, presso il DBIOS e utilizzando il centro di calcolo interdipartimentale c3s UniTo, sono stati costruiti modelli computazionali a partire dai risultati della TAC e dalle registrazioni degli animali in vivo.

 

I ricercatori hanno dimostrato che, nel pinguino africano, leggere variazioni della lunghezza e della sezione trasversale delle regioni tracheali e della cavità laringofaringea causano un ampio spostamento nelle formanti delle vocalizzazioni. Tali regioni possono quindi svolgere un ruolo cruciale nel determinare il pattern formantico delle vocalizzazioni e, di conseguenza, nel determinare l’identità vocale degli individui, analogamente a quanto avviene nelle cavità nasali e nella cavità orale dei mammiferi e dell’uomo stesso.

 

“I nostri risultati – suggerisce il Prof. Livio Favaro, biologo marino e coordinatore della ricerca sui pinguini africani presso l’Università di Torino – sottolineano come le frequenze di risonanza dei condotti vocali possano essere utilizzate per riconoscersi tra individui in numerosi altri vertebrati oltre all’uomo e ai mammiferi.”

 

“Le tecniche di diagnostica per immagini – continua il Prof. Alberto Valazza, co-autore dello studio e docente di clinica chirurgica veterinaria – possono contribuire enormemente alla caratterizzazione dell’apparato fonatorio degli uccelli, finora largamente inesplorato.”

 

Infine, i ricercatori hanno notato una mancanza di correlazione tra le frequenze di risonanza del condotto vocale e la dimensione dei pinguini

 

“Per quanto ne sappiamo – aggiunge la Dott.ssa Anna Zanoli, etologa e prima autrice dello studio - la mancanza di correlazione tra frequenze formanti e dimensioni dello scheletro è stata riportata anche nei pinguini di Humboldt e di Magellano, il gabbiano reale e il re di quaglie.”

 

Nell’uomo, tale assenza di correlazione è frutto della discesa della laringe nel condotto vocale come prerequisito per lo sviluppo del linguaggio

 

“I risultati del nostro studio – sottolinea il Prof. Marco Gamba, zoologo ed esperto in bioacustica comparata – forniscono ulteriori evidenze che in altri tetrapodi oltre all’uomo ci si possa aspettare una debole relazione tra le formanti e le dimensioni del corpo.” 

 

“Questo è particolarmente evidente – continua il Prof. David Reby, docente di etologia presso l’Università Jean Monnet di Saint-Étienne - quando si esaminano individui dello stesso sesso e della stessa classe di età.”

 

Negli uccelli, questa condizione potrebbe essere ancestrale e diffusa al di là delle specie (es. cigni e gru) nelle quali è noto un allungamento "sproporzionato" della trachea rispetto alle dimensioni corporee.

 

“Le frequenze formanti e le dimensioni dello scheletro sono indipendenti nel pinguino africano – conclude la Prof.ssa Frine Scaglione, co-autrice e anatomo patologa veterinaria – perché lo scheletro non vincola anatomicamente la trachea.”

 

Lo studio della comunicazione vocale nel pinguino africano, infine, si auspica possa contribuire allo sviluppo di sistemi di monitoraggio acustico passivo delle colonie in natura. Questa specie, infatti, è fortemente minacciata di estinzione e la comunità scientifica internazionale è al lavoro per sviluppare sistemi di monitoraggio non invasivo, che possano contribuire alla sua gestione e conservazione.

 

FOTO E VIDEO

Data di pubblicazione del comunicato: 
Giovedì, 12 Ottobre, 2023

In viaggio con la macchina del tempo - In mostra l’erbario dell’Università di Torino

È in corso presso l’Orto Botanico dell’Università di Torino la mostra “In viaggio con la macchina del tempo: l’Erbario dell’Università di Torino - Leggere i cambiamenti ambientali attraverso le collezioni d’erbario, dall’età dei lumi alla digitalizzazione”, organizzata dal Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi nell’ambito del progetto HERB-TO-CHANGE e con il sostegno di Fondazione CRT

 

Nella splendida cornice del giardino dell’Orto botanico un percorso multimediale guida il visitatore alla scoperta degli archivi storici dell’Erbario, valido strumento della ricerca scientifica su tematiche centrali per la comprensione e la gestione dei cambiamenti ambientali. Mentre nell’originale allestimento dell’Erbario sospeso, ideato per l’esposizione prolungata di fogli d’erbario in esternoesemplari raccolti a partire dal ‘700 entro i confini dell’odierna area urbana torinese raccontano trasformazioni del territorio e cambiamenti nella biodiversità vegetale (perdita di habitat, estinzioni locali, invasione di specie esotiche), con focus sugli ambienti fluviali. Le ricostruzioni delle postazioni di lavoro di botanici impegnati nello studio di piante e licheni illustrano invece le procedure per l’allestimento di un erbario.

 

La mostra offre l’opportunità ai visitatori di mettere a confronto alcune specie coltivate nelle aiuole dell’orto (hortus vivus) con quelle di esemplari conservati nell’Erbario (hortus siccus), accessibili tramite QR code grazie al processo di digitalizzazione. Attraverso l’osservazione di questi esemplari e dei dati di raccolta che li accompagnano è possibile coniugare botanica e conoscenza geografica e storica del territorio piemontese e valdostano. 

 

L’esposizione è stata realizzata grazie al HERB-TO-CHANGE, sviluppato in partnership con la Regione Piemonte e altri enti territoriali, che ha avviato nel 2021 il processo di digitalizzazione delle collezioni dell’Erbario torinese, che con circa un milione di reperti sono la testimonianza degli studi in ambito botanico dalla fine del XVII secolo a oggi. La mostra è a cura del responsabile scientifico del progetto, Prof. Sergio Enrico Favero Longo, e della conservatrice dell’Erbario, la Dott.ssa Laura Guglielmone.

 

Allestita nell’Orto Botanico dell’Università di Torino (viale Mattioli 25), la mostra è aperta dal lunedì al venerdì (con ingresso gratuito in orario 9-18), al sabato mattina (ingresso gratuito su prenotazione con visita guidata della mostra e dell’erbario, alle ore 10.30), sabato pomeriggio (ingresso con il biglietto dell’Orto botanico in orario 15-18) e domenica (ingresso con il biglietto dell’Orto botanico in orario 10-13, 15-18). L’esposizione è aperta fino a domenica 15 ottobre.

 
Data di pubblicazione del comunicato: 
Lunedì, 9 Ottobre, 2023

Al via la prima Scuola di Specializzazione in Reumatologia in Piemonte

A partire da quest’anno sarà presente nell’offerta formativa dell'Università di Torino la Scuola di Specializzazione in Reumatologia, prima e unica in Piemonte. La Scuola afferirà al Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche, riconosciuto come Dipartimento di Eccellenza dal Ministero dell’Università e della Ricerca per il quinquennio 2023-2027. 

 

La nuova Scuola di Specializzazione in Reumatologia che avrà come Direttrice la Prof.ssa Annamaria Iagnocco, Ordinaria di Reumatologia e figura di spicco in ambito reumatologico nazionale ed internazionale, nonché Past-President dell'EULAR – la Società Europea di Reumatologia, sarà situata presso l'Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino, diretta dal Direttore Generale dott. Maurizio Dall’Acqua, la cui struttura di Reumatologia Universitaria rappresenta un importante riferimento per il territorio. 

 

In questa struttura specialisti reumatologi provenienti sia dal mondo accademico che ospedaliero collaborano per condurre attività cliniche, didattiche e di ricerca di elevato livello ed in tutti i settori della patologia reumatologica, inclusi gli aspetti più innovativi della diagnostica e del trattamento di tali malattie.     

 

Le malattie reumatologiche, che possono interessare ossa, articolazioni, muscoli ma anche organi interni, sono molto frequenti nella popolazione e hanno un impatto significativo sulla società. Possono causare disabilità e compromettere la qualità della vita dei pazienti affetti, portando anche, in alcuni casi, ad una riduzione della durata di vita. La loro possibile associazione con patologie sistemiche, anche gravi, sottolinea l’importanza di una diagnosi precoce e dell’instaurazione di un trattamento efficace, che controlli la gravità e la progressione di malattia.  

 

L'accreditamento della nuova Scuola di Specializzazione in Reumatologia dell’Università di Torino rappresenta un passo fondamentale nella formazione di nuovi reumatologi che potranno, nel prossimo futuro, contribuire in maniera significativa alla cura dei pazienti reumatici nella Regione Piemonte.     

 

A questo proposito sono state messe a disposizione sei borse di studio per i medici che sceglieranno di iscriversi al primo anno della Scuola di Specializzazione in Reumatologia in Piemonte, e negli anni successivi nuovi specializzandi potranno accedere alla Scuola con ulteriori borse.

 

“È un grande onore per me – dichiara la Prof.ssa Annamaria Iagnocco - dirigere la prima ed unica Scuola di Specializzazione in Reumatologia del Piemonte, dove nei prossimi anni potranno formarsi nuovi specialisti della disciplina. Ciò consentirà una ottimizzazione della diagnosi precoce, del follow-up e del trattamento per i pazienti reumatologici piemontesi, i quali potranno afferire più agevolmente alle valutazioni specialistiche. Ringrazio l’Università di Torino che ha creduto fermamente in questa nuova iniziativa e ne ha supportato la creazione dedicando risorse strategiche in questo progetto. Il Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche che ha sostenuto fortemente la Reumatologia Universitaria. L’AO Mauriziano di Torino che ne ha approvato ed incoraggiato il programma di sviluppo. La Regione Piemonte che ne ha rafforzato la realizzazione. Attendiamo i nuovi specializzandi in Reumatologia a Torino con grande entusiasmo, certi che nella nostra Scuola troveranno una struttura di alto profilo nazionale ed internazionale, moderna ed efficiente, in cui potranno avvalersi di una vasta e solida offerta formativa che li porterà ad ottenere un’eccellente preparazione”.  

 

“La nascita della nuova Scuola di specializzazione in Reumatologia – osserva l’assessore regionale alla Sanità del Piemonte, Luigi Genesio Icardi – fornirà una formazione di eccellenza a nuovi specialisti che saranno sempre di più in grado di individuare il più celere ed efficace percorso di diagnosi e trattamento e l’ottimizzazione del follow-up del paziente reumatologico. È un traguardo di estrema rilevanza per il Piemonte, dove i malati reumatologici sono circa 350mila, individui di tutte le età, per i quali la diagnosi precoce della patologia e l’instaurazione di un trattamento appropriato sono fondamentali al fine di prevenire la progressione della patologia, la possibile disabilità e le conseguenti problematiche individuali e sociali. Ringrazio l’Università, l’Azienda ospedaliera Mauriziano e tutti coloro che, a vario titolo, hanno contribuito al raggiungimento di questo importante risultato, individuato come obiettivo strategico della programmazione sanitaria della Regione Piemonte”.

Data di pubblicazione del comunicato: 
Mercoledì, 4 Ottobre, 2023

Unight 2023 torna la Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori

 Venerdì 29 e sabato 30 settembre torna a Torino la Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori 2023, che per la prima volta avrà il suo epicentro nella suggestiva cornice dei Musei Reali. Per il secondo anno consecutivo la “Notte” è targata UNIGHT - United citizens for research, il progetto che coinvolge, oltre a Torino, altre 4 città dell’Alleanza UNITA - Universitas Montium: Timisoara (Romania), Chambéry (Francia), Covilhã (Portogallo) e Pau (Francia). 

 

UNIGHT è un progetto finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Marie Skłodowska-Curie Actions. A Torino è realizzato dall’Area Valorizzazione e Impatto della Ricerca e Public Engagement dell’Università di Torino insieme al Politecnico di Torino, in collaborazione con i Musei Reali, con il patrocinio del Ministero Università e RicercaCittà di Torino e Regione Piemonte, con il contributo di Lavazza e la media partnership di Rai Cultura.

 

La manifestazione apre ufficialmente venerdì 29 settembre alle 17.30 nel Teatro Romano del Museo di Antichità, con una dedica a Italo Calvino, di cui il 15 ottobre ricorre il centenario dalla nascita. Laureato in Lettere nel 1947, con una tesi su Joseph Conrad, all’Università di Torino - dove frequentò per poco anche la facoltà di Agraria - lo scrittore visse e lavorò nel capoluogo piemontese fino ai primi anni Sessanta, animando la scena culturale cittadina e italiana attraverso la vivace attività di autore, lettore, traduttore, redattore e promotore culturale presso la Casa Editrice Einaudi. Coraggioso sperimentatore di generi e linguaggi, seppe coniugare la lucidità analitica con l’invenzione di mondi fantastici e mediare tra cultura scientifica e letteraria, convinto che la letteratura debba sempre misurarsi con la complessità del reale e rifiutare rappresentazioni semplicistiche. A Calvino sarà dedicata una mostra presso l’Archivio Storicodell’Università, nel Palazzo del Rettorato. All’inaugurazione interverranno il Rettore dell’Università di Torino, Stefano Geuna; il Vice Rettore alla Ricerca del Politecnico, Matteo Sonza Reordala Direttrice dei Musei Reali, Enrica Pagella e l’Assessora alla Transizione ecologica e digitale, Innovazione, Ambiente, Mobilità e Trasporti della Città Torino, Chiara Foglietta

 

La “Notte” inizierà già al mattino di venerdì 29 settembre, alle 8:30, con un nuovo appuntamento del ciclo delle Colazioni in Rettorato proposte da UniVerso, l'osservatorio permanente sulla contemporaneità dell’Università di Torino: “Oppenheimer. Una conversazione tra scienza, storia e cinema” è il titolo dell’incontro che vedrà protagonisti Giaime Alonge, docente di Storia del cinema all’Università di Torino e Vincenzo Barone, docente di Fisica teorica all’Università del Piemonte Orientale. 

 

Numerose le novità dell’edizione torinese a partire dalla location principale della manifestazione, ospitata dai Musei Reali. L’allestimento si sviluppa lungo 6 percorsi tematici all’interno dei Giardini Reali tra 100 laboratori a cielo aperto, con esperimenti, presentazione di prototipi e giochi per tutte le età. UNIGHT è anche una maratona di 50 ore di talk: sono tantissimi, infatti, i caffè scientifici che si susseguiranno nelle 4 aree predisposte, dove il pubblico potrà fermarsi e ascoltare storie di archeologia o salute mentale, scoprire cos'è il biochar o perché la farmacologia non è femmina, fare un giro in Antartide con gli occhi della geologia o un tuffo nel Pacifico attraverso la letteratura. Tra questi, segnaliamo l’appuntamento con i PHD Talks, sabato 30 settembre alle 16:00 presso il Teatro Romano dei Musei Realiun viaggio nelle connessioni della ricerca con Just the Woman I Am, l’iniziativa di Università, Politecnico e CUS Torino che sostiene la ricerca universitaria sul cancro.

 

Non mancheranno le performance musicali e gli spettacoli, tra cui il venerdì alle 18:00 Poetry for the planet, una gara a colpi di poesia su crisi climatica e salute globale, e alle 20.45 il Teatro della Caduta presenta Gli insoliti noti. Chi è chi?, dove ricercatrici e ricercatori si confonderanno con artisti: tutto il pubblico dovrà indovinare le loro identità. Molte attività in programma sono state co-progettate da gruppi di ricerca multidisciplinari dell’Università, del Politecnico di Torino e dei numerosi centri di ricerca che già da gennaio lavorano per condividere con il pubblico le loro ricerche attraverso attività divertenti e stimolanti.  Tornano le escape room, ospitate nel Palazzo del Rettorato dell’Università di Torino, dove cimentarsi con l’intercomprensione delle lingue romanze, scoprire i segreti della fisica medica oppure provare a mettere in sicurezza un impianto nucleare. 

 

Venerdì 29 settembre molti Musei saranno aperti fino a mezzanotte, come il Museo Egizio, il Xké? Il laboratorio della curiosità, l’Archivio e la Biblioteca Storica di Ateneo “Arturo Graf” dell’Università di Torino, mentre sabato 30 settembre i Musei del Palazzo degli Istituti anatomici (Museo Anatomia “Luigi Rolando”Museo di Antropologia criminale “Cesare Lombroso” e il Museo civico della Frutta Francesco Garnier Valletti) sono aperti dalle 10 alle 18 con ingresso gratuito.

 

“La Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori” dichiara Giulia Carluccio, Prorettrice dell’Università di Torino “è l’esempio virtuoso di una manifestazione consolidata che sa rinnovarsi, pur restando coerente con l’obiettivo originario: raccontare con linguaggi e format diversi il multiforme mondo della ricerca e della scienza a un pubblico di ogni età, evidenziandone la dimensione internazionale. Anche per questo siamo particolarmente orgogliosi di dedicare questa edizione a Italo Calvino, illustre laureato del nostro Ateneo, in occasione del centenario della sua nascita: uno scrittore caratterizzato dalla costante vocazione sperimentale e un intellettuale davvero europeo, curioso e sempre aperto alle suggestioni e innovazioni della scena culturale internazionale.” 

 

“Il Politecnico partecipa con numerosi contributi alla Notte dei Ricercatori” aggiunge la Prorettrice del Politecnico di Torino, Laura Montanaro “Attraverso i Laboratori della Ricerca, approfondiremo i temi dalle tecnologie applicate alle grandi questioni del nostro tempo, quali ad esempio la sostenibilità, i cambiamenti climatici, l’intelligenza artificiale, l’innovazione tecnologica per la ricerca biomedica, l’alimentazione, la tutela dell’ambiente e dei luoghi in cui viviamo e lavoriamo, la valorizzazione del nostro patrimonio storico e culturale.

 

Le ricercatrici e ricercatori del Politecnico, che ringraziamo per il loro entusiasmo e l’impegno a sostegno di questa iniziativa, animano anche alcuni Caffè Scientifici che affrontano temi di grande attualità, quali la transizione energetica, la lotta all’inquinamento di aria e acque, come pure contribuiscono alle Aree Play per coinvolgere il pubblico più giovane e alle Escape Room per far vivere, in modo simulato, un’esperienza che sottolinea la sempre crescente attenzione da dedicare alla sicurezza dei luoghi e delle attività.

 

Mi piace inoltre ringraziare dottorande e dottorandi dei due atenei torinesi che contribuiscono al dialogo con la cittadinanza e con chi è curioso di sapere di più sulla ricerca scientifica e tecnologica, nell’ambito di una iniziativa che si inquadra nelle attività connesse a Just the Woman I am, che vede le due Università e il CUS Torino impegnati da più di 10 anni sui temi della salute, della prevenzione, della promozione del ruolo della donna nella società, della diffusione della cultura del rispetto nei confronti di ogni individuo.”

 

"I Musei Reali – afferma la direttrice Enrica Pagella – partecipano anche quest’anno con entusiasmo alla "Notte dei Ricercatori", per condividere il tema della centralità della ricerca nella costruzione di un futuro sostenibile e di società più consapevoli e più giuste. Il museo è un luogo di ricerca, ma soprattutto può trasformarsi in un grande laboratorio aperto, luogo di sperimentazione e di confronto multidisciplinare per i molti progetti di collaborazione avviati con diversi dipartimenti dell’Università e per i molti che auspicabilmente svilupperemo in futuro. I Musei Reali saranno presenti in prima linea negli spazi dedicati alla Notte, con curatrici, curatori e servizi educativi, e proporranno l’esito delle più recenti attività di ricerca con i dipartimenti di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi, e di Studi Storici e Studi Umanistici."

 

“Da quasi vent'anni la Notte delle ricercatrici e dei ricercatori porta in piazza la scienza e fa conoscere questo mestiere e l’importanza che ha nel costruire il futuro della società” dichiara Chiara Foglietta, Assessora alla Transizione digitale e all'Innovazione della Città di Torino “Tra laboratori, show, mostre, giochi, esperimenti e attività interattive cittadini e curiosi di ogni età possono sperimentare e scoprire cose nuove e giovani e giovanissimi appassionarsi alla scienza. L' interesse suscitato in un simile contesto, informale e stimolante, li potrà indirizzare verso una carriera scientifica, ma sarà sicuramente utile per aiutarli nelle loro scelte, a capire che dalle azioni che compiamo ogni giorno dipendono la salute e la sopravvivenza del pianeta e delle generazioni future. La curiosità e uno sguardo critico, tipici della scienza, sono di grande aiuto per la formazione di una cittadinanza più consapevole”

 

UNIGHT 2023 si svolgerà anche a Settimo Torinese, Cuneo, Saluzzo, Savigliano, Ostana e Aosta. 

 

Il programma completo della manifestazione è disponibile sul sito

Data di pubblicazione del comunicato: 
Mercoledì, 27 Settembre, 2023
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