L’appello dei ricercatori ai politici europei per combattere le malattie della fauna selvatica

11/06/2019
Il network di studiosi: “Maggiori attenzioni alle evidenze scientifiche”

In seguito ai primi risultati ottenuti da uno studio dell’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) sulla gestione delle malattie della fauna selvatica da parte dei Paesi europei, l’ENETWILD, il network di ricercatori di cui fa parte anche l’Università degli Studi di Torino con il gruppo di ricerca coordinato dal Prof. Ezio Ferroglio, ha lanciato oggi un appello sulle pagine di Science, una delle riviste più importanti in ambito scientifico.

 

Nell’articolo, dal titolo Science-based wildlife disease response, gli studiosi si rivolgono a istituzioni e governi europei, chiedendo di adottare misure di controllo delle malattie degli animali selvatici riservando maggiori attenzioni alle conoscenze scientifiche, auspicando anche un maggior coordinamento a livello europeo per un miglior impiego delle risorse disponibili.

 

“Se il dover gestire le malattie negli animali domestici è difficile e dispendioso – afferma il Prof. Ferroglio – farlo nelle specie selvatiche rappresenta una sfida enorme che si può affrontare solo con una profonda conoscenza del sistema ecologico nel suo complesso e della human dimension. Spesso le azioni intraprese dai governi si dimostrano inadatte proprio perché non sono guidate da evidenze scientifiche”.

 

“La Polonia, – si legge nell’articolo – nonostante l’opposizione degli esperti, ha fortemente incrementato l’abbattimento dei cinghiali per minimizzare la diffusione della Peste Suina Africana e il rischio di contagio dei maiali domestici. Nel frattempo, la Danimarca sta costruendo un muro di recinzione lungo 70 km per impedire ai cinghiali l’accesso sul proprio territorio. La recinzione distruggerà il loro habitat naturale e, tuttavia, non impedirà al virus di propagarsi, cosa che accade attraverso il trasporto di prodotti alimentari e di abbigliamento derivanti dai suini, oppure attraverso oggetti infetti, come ad esempio vestiti”.

 

L’appello è stato pubblicato in seguito a uno studio condotto per due anni dai ricercatori dell’ENETWILD, impegnati in un progetto della durata di sei anni (dal 2017 al 2023).

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