Il Rettorato di UniTo si trasforma in un museo di arti digitali

Domenica 10 settembre, dalle ore 18 alle 19, negli spazi del Rettorato UniTo (via Verdi 8, Torino) inaugura la DRHA Exhibition. Insieme all’esposizione multimediale, l’Università di Torino ospiterà la XXVII edizione del convegno internazionale DRHA: Digital Research in the Humanities and Arts, che si terrà dal 10 al 13 Settembre nell'auditorium del complesso “Aldo Moro” (via Verdi 41, Torino). 

 

La DRHA Exhibition - presentata da UniVerso, l’osservatorio permanente sulla contemporaneità dell’Università di Torino - prevede performance in realtà virtuale, installazioni sonore, proiezioni video innovative, esperienze immersive e interattive coadiuvate dall’intelligenza artificiale.

 

Attraverso 12 installazioni multimediali, disseminate nelle sale dello storico palazzo dell’Università, i visitatori potranno esplorare culture e mondi lontani, interagire con gli avatar dei più importanti personaggi storici ed esplorare l’interazione tra corpi e macchine.

 

L’opera Lights! Dance! Freeze!, ad esempio, utilizza una tecnologia di tracciamento degli scheletri basata sull'apprendimento automatico e un sistema personalizzato di indicizzazione delle pose dei film, consentendo all’utente di immedesimarsi in 50 musical di epoche diverse, dal Mago di Oz del 1936 fino a La La Land del 2016.

 

Tra le esperienze multimediali, sarà possibile ammirare anche l’ultima opera di Factory42, UnEarthled: The Beetle Story, sviluppata in collaborazione con Meta Immersive Learning per ispirare le persone a rispettare, proteggere e ripristinare il pianeta. Si tratta di un'avventura a più storie, ambientata in Amazzonia e nella foresta nazionale di Tongass. Il giocatore è un nuovo assistente di ricerca che segue la "Professoressa" - la più grande esperta di biodiversità al mondo - per raccogliere informazioni e conoscere la biodiversità.

 

Orari di visita: da lunedì 11 settembre a domenica 17 settembre, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.

 

L’edizione del 2023 del convegno DRHA: Digital Research in the Humanities and Arts sarà dedicata al tema Performing Cultural Heritage in the Digital Present, con la presentazione delle più attuali ricerche tecnologiche impegnate a valorizzare l’eredità culturale del nostro Paese. 

 

Curato dai Proff. Antonio Pizzo (Università di Torino) e Gabriella Giannachi (Università di Exeter), il convegno vedrà 155 delegati provenienti da tutto il mondo che animeranno con 120 interventi le tre giornate. Le proposte esploreranno l’applicazione delle tecnologie digitali più avanzate in ambito culturale: le strategie progettate per aumentare la partecipazione del pubblico, facilitare l’inclusione e l’empowerment sociale, studiare processi di re-enactment e rimediazione della performance in spazi espositivi e museali, promuovere la formazione ed accrescere la conoscenza sulle potenzialità offerte dalla digitalizzazione nel nostro presente. 

 

Il programma prevede cinque presentazioni a cura di keynote speakers del calibro di: Annet Dekker (University of Amsterdam); John Cassy (Factory 42); Carolyn Christov-Bakargiev (Direttrice del Castello di Rivoli - Museo d'Arte Contemporanea); Matt Adams (Blast Theory); Christian Greco (Direttore del Museo Egizio di Torino). Il convegno, interamente in lingua inglese, sarà aperto al pubblico interessato. Per informazioni sulla partecipazione e registrazione come uditore è possibile consultare il seguente link: https://www.drha.uk/2023/registration/.

 

L’esposizione sarà allestita in occasione degli Stati Generali della Cultura, che si terranno giovedì 14 settembre, dalle 9.30 nell’aula magna della Cavallerizza Reale (via Verdi 9, Torino). L’evento, a cura de Il Sole 24 Ore, è dedicato allo sviluppo e all’innovazione delle industrie che operano nei settori culturali, con un focus sul rapporto pubblico-privato e sul ruolo della cultura come ambasciatrice del “brand Italia” nel mondo.

Data di pubblicazione del comunicato: 
Venerdì, 8 Settembre, 2023

Torino capitale delle neuroscienze

Oggi, mercoledì 6 settembre, nella sala Allara del Palazzo del Rettorato dell’Università di Torino, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del Congresso Nazionale della Società Italiana di Neuroscienze (SINS), che si svolgerà dal 14 al 17 settembre nel Centro Congressi del Lingotto, grazie ai contributi scientifici presentati da 700 studiosi di livello internazionale, attraverso 5 lezioni magistrali e 60 simposi. Sono intervenuti: Stefano Geuna, Rettore dell’Università di Torino, Alessandro Vercelli, Presidente della Società Italiana di Neuroscienze, Ferdinando Di Cunto, docente di biologia molecolare UniTo e Giorgia Iegiani, rappresentante comitato giovani dottorandi SINS.

 

Il congresso, giunto alla sua 20esima edizione, sarà un viaggio nello studio del cervello e del comportamento che si dipanerà tra passato, presente e futuro. Partendo da una lectio che indagherà sui sogni degli antichi egizi, a cura di Christian Greco, si passerà ad un omaggio a Rita Levi-Montalcini sino ad arrivare alle ultime frontiere dell’intelligenza artificiale e delle interazioni uomo-macchina.

 

Attraverso un programma scientifico multidisciplinare verranno presentate le scoperte più recenti sui processi cerebrali alla base dell’esperienza e del comportamento, in condizioni fisiologiche e in relazione ai principali disturbi neuropsichiatrici. Verranno discusse le tematiche più innovative delle discipline di base, i modelli di indagine avanzati e le applicazioni diagnostiche, farmacologiche e terapeutiche più promettenti.

 

In particolare saranno affrontate le cause e le terapie delle malattie del motoneurone come la Sclerosi Laterale Amiotrofica, che colpisce gli adulti, e l'Atrofia Muscolare Spinale, che colpisce i bambini. Ci si occuperà inoltre dei meccanismi della genesi e della trasmissione del dolore, dei disordini dell’appetito, della plasticità del cervello adulto e delle demenze e delle malattie del neurosviluppo come l’autismo.

 

I giovani avranno un ruolo molto attivo nel congresso: prima dell’inizio dei lavori, oltre cento dottorandi italiani in neuroscienze terranno la loro riunione annuale. In ogni simposio ci saranno dei giovani, inseriti con criteri selettivi di eccellenza, e otto incontri saranno interamente tenuti da giovani sotto i 40 anni.

 

Diversi simposi saranno organizzati in collaborazione con altri enti, come la Società francese di Neuroscienze, la Società Italiana di Neurologia, la Società del Sistema Nervoso Periferico e il Gruppo Italiano per lo studio della Neuromorfologia. Tra i simposi satellite, uno sarà dedicato al Sistema Nervoso Autonomo e uno al Dimorfismo Sessuale (quest’ultimo in ricordo del recentemente scomparso Giancarlo Panzica).

 

Sarà infine l’occasione per fare il punto sullo stato di salute della ricerca in neuroscienze in Italia e per discutere il ruolo dei neuroscienziati nella società, così come l’importanza della collaborazione con le imprese del settore, le associazioni di pazienti e di caregiver e i decisori politici.

 

Le Neuroscienze a Torino hanno una lunga tradizione, che risale ai tempi di Luigi Rolando agli inizi del 1800, fino alla recente scuola di Giuseppe Levi e dei tre premi Nobel che hanno mosso i primi passi nel suo laboratorio in anatomia umana, tra cui spicca Rita Levi-Montalcini, illustre neuroscienziata. In tempi più recenti le neuroscienze torinesi hanno avuto figure di spicco, sia nelle scienze di base (basti pensare ai compianti Ferdinando Rossi e Aldo Fasolo) sia nelle scienze cliniche (si pensi al compianto Davide Schiffer).

Data di pubblicazione del comunicato: 
Mercoledì, 6 Settembre, 2023

Finanziamenti ERC 2023 - Il ricercatore UniTo Giacomo Bonan si aggiudica lo Starting Grant

Oggi, martedì 5 settembre 2023, lo European Research Council (ERC), l’organismo dell’Unione Europea che finanzia ricercatrici e ricercatori di eccellenza di qualsiasi età e nazionalità che intendono svolgere attività di ricerca di frontiera negli Stati membri dell’UE o nei Paesi associati, ha pubblicato la lista dei progetti vincitori dello Starting Grant, riservato a ricercatrici e ricercatori che vantano tra i due e i sette anni di esperienza maturata dopo il conseguimento del dottorato. Su un totale di 2692 proposte, di cui 400 selezionate, tra le 57 italiane figura quella di Giacomo Bonan, ricercatore di Storia Contemporanea al Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino.

 

Il progetto di Giacomo Bonan, dal titolo “INWOOD”, ha ottenuto un finanziamento di 1.489.901 Euro per i prossimi 5 anni e intende indagare il ruolo che il legname ha avuto nell’industrializzazione del continente europeo e l’impatto che l’industrializzazione ha avuto sui boschi e sulle comunità che vivevano grazie al loro utilizzo. Finora le ricerche sull’industrializzazione hanno avuto un focus prevalente sull’introduzione di nuove fonti energetiche (il carbone e in seguito gli altri combustibili fossili) e materie prime (metalli), prestando scarsa attenzione al ruolo svolto in questo processo dalle risorse preindustriali. L’intento della ricerca è quello di capovolgere la prospettiva tradizionale e studiare l’industrializzazione a partire da quella che è considerata la principale risorsa preindustriale: il legname. Durante la transizione industriale, i consumi di legname non diminuirono ma crebbero e, inoltre, il legname fu una risorsa chiave in tutti i settori che trasformarono l’economia europea a cavallo tra Ottocento e Novecento.

 

Oggi i terreni forestali rappresentano quasi la metà dell’intera superficie dell’Unione Europea e svolgono un ruolo fondamentale sul piano sia ecologico che socio-economico nelle iniziative connesse al green new dealche mirano a superare l’attuale sistema industriale fondato sui combustibili fossili. Eppure, lo stesso paesaggio forestale europeo è un prodotto dell’industrializzazione e i problemi che lo caratterizzano hanno le loro radici nell’industrializzazione del continente a cavallo tra Ottocento e Novecento. Questi problemi includono la diffusione di foreste coetanee e mono-specie che sono particolarmente vulnerabili all’attacco di malattie e parassiti, la deforestazione provocata da uno sfruttamento intensivo in alcune aree del continente, ma anche l’espansione incontrollata delle superfici forestali che è stata accompagnata dallo spopolamento rurale in diverse regioni europee.

 

La ricerca di Giacomo Bonan si concentra sull’Europa tra 1870 e 1914, quando l’industrializzazione si sviluppò per la prima volta su scala continentale e - integrando diverse tipologie di fonti e approcci disciplinari - intende approfondire come cambiò l’uso del legname in relazione ai nuovi consumi connessi allo sviluppo dei principali settori industriali e in che modo le tecnologie industriali trasformarono la geografia del commercio del legname. Un focus è dedicato all’impatto dell’industrializzazione sulla popolazione delle aree più direttamente coinvolte nello sfruttamento dei boschi al cambiamento del paesaggio forestale, sia per quanto riguarda l’estensione di queste superfici che le loro caratteristiche (densità, età, specie arboree più diffuse).

 

“Rispondere a questi quesiti – dichiara Giacomo Bonan - consentirà di colmare una lacuna nella conoscenza sia dei processi storici che hanno definito l’attuale paesaggio forestale europeo sia delle pratiche e delle conoscenze tradizionali legate alla gestione di questi territori. Questi aspetti sono fondamentali per lo sviluppo di nuove politiche forestali che tengano conto dell’importanza di questi ecosistemi sia sul piano ambientale (mitigazione del cambiamento climatico, tutela della biodiversità) che su quello socio-economico (garantire il benessere nelle aree rurali e sviluppare attività economiche non fondate su fonti fossili)”.

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Martedì, 5 Settembre, 2023

Ricerca sui tumori, premiata l’eccellenza di UniTo: dal MUR un finanziamento di 8 milioni

Il Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino è stato riconosciuto Dipartimento di Eccellenza dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) e ha ricevuto un finanziamento straordinario di circa 8 milioni di euro per il quinquennio 2023-2027 con l'obiettivo di rafforzare e valorizzare l'eccellenza della ricerca tramite investimenti in capitale umano, infrastrutture e attività didattiche di alta qualificazione. 

 

Martedì 5 settembre, alle ore 10.00 presso l’Ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano in Aula Pescetti si terrà il kick-off meeting del Progetto Dipartimenti di Eccellenza intitolato “DIORAMA - Dinamiche evolutive in campioni vitali di pazienti Oncologici per Ricerche Avanzate sui Meccanismi di progressione metastatica e di resistenza alle terapie Antineoplastiche”.

 

Il progetto si propone di studiare i meccanismi di resistenza ai farmaci anti-neoplastici messi in atto dai tumori e in particolare la presenza di lesioni genetiche multiple che si sostituiscono al bersaglio della terapia mirata per sostenere la proliferazione tumorale e l’innesco di segnali adattativi di sopravvivenza che contrastano l’azione del trattamento. Per indagare queste due facce della resistenza alle terapie, il Dipartimento sfrutterà una risorsa caratterizzante: una collezione di centinaia di campioni tumorali da paziente, raccolti in forma vitale e coltivati sotto forma di organoidi tridimensionali che racchiudono tutte le caratteristiche dei tumori originali donati dai pazienti. Come il diorama è una rappresentazione in miniatura di un paesaggio, così l’organoide è una replica fedele, propagabile in laboratorio, di un tumore che cresce e si sviluppa in un essere umano. DIORAMA si concentra su tre tipi di tumore estremamente diffusi: il cancro del colon, il cancro del polmone e il cancro della prostata. Lavorando sugli organoidi, i ricercatori e i medici del Dipartimento di Oncologia esploreranno nuove strade per migliorare la risposta alle terapie esistenti e identificheranno nuove vulnerabilità da bersagliare con farmaci di ultima generazione, con ricadute dirette sulla aspettativa e qualità di vita dei pazienti oncologici.

 

La giornata sarà aperta dal Direttore del Dipartimento, Prof. Federico Bussolino; proseguirà con interventi dedicati a illustrare il progetto DIORAMA, coordinato dal Prof. Livio Trusolino, e si chiuderà con un dibattito finale a cura dei Proff. Jan Paul Medema, Pasquale Rescigno e Gabriella Sozzi (componenti del comitato scientifico dei revisori) con la partecipazione di Federico Bussolino, Livio Trusolino e Silvia Novello (vice-direttore alla Ricerca del Dipartimento).

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Venerdì, 1 Settembre, 2023

È possibile evitare una terapia complessa e tossica dopo l'asportazione di un tumore raro, il carcinoma surrenalico: lo studio dell'Università di Torino

Sul numero di agosto della prestigiosa rivista The Lancet Diabetes & Endocrinology sono stati pubblicati i risultati del trial ADIUVO, uno studio durato 10 anni, condotto in 23 Centri di 7 diversi Paesi e coordinato dal Prof. Massimo Terzolo del Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche dell’Università di Torino. Si tratta del primo studio prospettico e randomizzato che ha valutato una particolare tipologia di terapia, a base di mitotane, nei pazienti sottoposti all’asportazione radicale del carcinoma surrenalico, un tumore raro per il quale vi sono possibilità terapeutiche limitate.

 

I pazienti affetti da questa neoplasia sono solitamente avviati, dopo l’intervento chirurgico, alla terapia adiuvante con mitotane, un farmaco utilizzato per ridurre il rischio di recidiva della malattia. Il trattamento, seppur comunemente usato, rimane controverso, soprattutto se il rischio di recidiva non è elevato. L’obiettivo dello studio è stato valutare l'efficacia e la sicurezza del mitotane adiuvante, rispetto alla sola sorveglianza, dopo la resezione completa del tumore, in pazienti considerati a rischio di recidiva basso o intermedio.

 

Dopo asportazione radicale del tumore, un gruppo di pazienti, con malattia a diffusione locale e ridotta proliferazione tumorale, è stato randomizzato a trattamento adiuvante con mitotane, o in alternativa, a sorveglianza attiva senza alcun trattamento. Lo studio ha dimostrato che questa categoria di pazienti ha un rischio di recidiva molto minore dell’atteso. Il tasso di sopravvivenza libera da malattia, a distanza di 5 anni, è risultato essere circa l’80%, senza significative differenze tra i pazienti trattati oppure no.

 

ADIUVO ha dimostrato come identificare i pazienti a ridotto rischio di recidiva che potranno evitare una terapia post-chirurgica complessa, tossica e della durata di anni, che può causare molteplici effetti indesiderati, con necessità di un’articolata terapia di supporto. I risultati del trial ADIUVO sono facilmente trasferibili alla pratica clinica e avranno un impatto positivo sul trattamento dei pazienti affetti da questo tipo di tumore, per i quali la gestione sarà semplificata, con conseguente miglioramento della loro qualità di vita e riduzione dei costi sanitari.

 

“ADIUVO dimostra che studi prospettici sono comunque fattibili nelle malattie rare, anche in assenza di supporto da parte dell’industria farmaceutica, grazie alla cooperazione di investigatori appassionati e dedicati a raggiungere un obiettivo comune. Questo tipo di studi è indispensabile per ottenere dati con un elevato livello di evidenza che possano essere utilizzati in clinica per migliorare il livello di cure offerte. Si tratta di un avanzamento terapeutico e un primo passo verso la personalizzazione della terapia di questo raro tumore”, dichiara il Prof. Massimo Terzolo.

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Mercoledì, 30 Agosto, 2023

A Torino il primo master universitario per formare esperti nella progettazione personalizzata e partecipata a sostegno delle persone con disabilità

È previsto per il mese di marzo 2024 l’avvio del master in "Esperto/a in progettazione personalizzata e partecipata in attuazione della Convenzione Onu per i diritti delle persone con disabilità (CRPD)", organizzato dal Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino.

 

Si tratta del primo master universitario in Italia dedicato a formare esperti nella progettazione personalizzata e partecipata in sostegno al progetto di vita delle persone con disabilità, rispettosa della convenzione ONU per i diritti delle persone disabili (CRPD). Il nuovo percorso di studi, 60 crediti, della durata di 18 mesi, prevede 35 posti ed è finanziato da Fondazione Time2, fondazione creata da Antonella e Manuela Lavazza. Il costo è di 2.700 euro, di cui 2.000 garantiti dalla fondazione.

 

Il master nasce in seguito all’approvazione della legge 227/21, intitolata “Delega al governo in materia di disabilità”, che promette di avviare un cambio di passo radicale nei confronti della conquista della cittadinanza delle persone con disabilità. Attraverso questa legge l’Italia si prepara a mettere in campo una riforma profonda dei servizi rivolti alle persone disabili, volta a superare in modo deciso assistenzialismo, custodia e istituzionalizzazione e rendere esigibili i diritti descritti dalla Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità.

 

“Per attuare la riforma in arrivo e rispondere alla richiesta sempre più pressante che viene dalle persone con disabilità e dalle loro famiglie, così come dagli operatori più attenti, è necessario formare professionalità nuove; servono professionisti capaci di lavorare sui contesti per rimuovere le barriere che oggi impediscono alle persone con disabilità di partecipare al mondo di tutti. Il master, che vanta fra i propri docenti i più qualificati esperti nazionali sul tema, si propone di accompagnare la riforma dei servizi che discenderà dai decreti attuativi della 227/21 che sono in approvazione. L’istituzione del Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, approvata dal Consiglio dei ministri nelle scorse settimane, è il primo dei grandi cambiamenti in arrivo. Gli operatori e le operatrici che il master formerà saranno in grado di accompagnare le proprie organizzazioni nella riorganizzazione: passo necessario per adeguare i servizi al mandato di cittadinanza piena per tutti e tutte che la Convenzione ONU ci prescrive”, ha dichiarato la Prof.ssa Cecilia Marchisio, membro della commissione redigente i decreti attuativi  e direttrice del master.

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Mercoledì, 2 Agosto, 2023

PNRR, nasce il “software & integration lab”: ricerca universitaria e imprese unite per lo sviluppo industriale

Nel mese di giugno hanno preso il via le attività del "Software & Integration” lab (SWI), il laboratorio nato nel Dipartimento di Informatica dell’Università di Torino per sostenere la ricerca e il trasferimento tecnologico. La struttura nasce come luogo di progettazione, costruzione e validazione di prototipi con partner industriali, utilizzando le conoscenze accademiche per formare la prossima generazione di ricercatori industriali in HPC e Big Data.

 

SI tratta di uno dei due laboratori creati all’interno dello Spoke 1 “Future HPC & Big Data” del Centro Nazionale di Ricerca in HPC, Big Data e Quantum Computing, previsto dal PNRR, di cui l’Università di Torino è co-leader insieme all’Università di Bologna. L’obiettivo del laboratorio è quello di creare uno spazio di co-working per i ricercatori delle Università e delle aziende coinvolte nello spoke, per le persone che fanno formazione e per gli studenti che lavorano alla loro tesi.

 

Il Prof. Marco Aldinucci, responsabile del laboratorio, ha collaborato alla pianificazione degli spazi (350mq) secondo il concetto di design modulare, in modo che l'intero arredamento possa essere trasferito nel 2026 nel nuovo edificio del dipartimento di Informatica dell'Università di Torino. Tutti i dispositivi, sia il data center che gli uffici, sono progettati per soddisfare i migliori parametri di efficienza energetica e la cooperazione.

 

Attualmente sono già al lavoro presso il laboratorio una decina di giovani ricercatori (RTDA, PhD, borsisti) finanziati dal Centro Nazionale e da altri progetti Europei.

 

Al lab SWI sono collegate diverse realtà: il datacenter HPC4AI, che oggi è fra i datacenter più avanzati in Italia e fra i migliori al mondo come efficienza energetica (superiore al 90%, la media italiana è del 65%); una delle prime schede con chip ad alte prestazioni europeo “Rhea” sviluppate dal European Processor Initiative; il primo prototipo di calcolatore per applicazioni AI dotato di “two-phase cooling”, un sistema che può trasportare in modo efficiente il calore prodotto dalle GPU fuori dai server usando il calore latente di evaporazione di un fluido, che evapora a contatto con la GPU e condensa fuori dal server. Questo tipo di sistema permette di raffrescare le GPU necessarie per le applicazioni AI con notevole risparmio energetico rispetto ai metodi basati su raffreddamento a liquido (ad una fase), che sono oggi lo stato dell’arte per il raffrescamento delle GPU.

 

In termini di efficienza di spesa l’Università di Torino ha già investito oltre il 70% della quota di fondi PNRR a lei destinata nello Spoke 1 (2 milioni di euro sui 2,65 complessivi). A partire da Luglio 2023, ai fondi già assegnati, si aggiungeranno ulteriori finanziamenti provenienti dal Centro Nazionale legati a 6 progetti di ricerca industriale del valore totale di 600k€ da realizzare all’interno del laboratorio SWI in collaborazione con ENI, Intesa Sanpaolo, Sogei, Thales-Alenia Spazio, Leonardo Company, iFAB e UnipoSai.

 

A fine settembre saranno pubblicati i bandi a cascata che hanno fra gli obiettivi quello di finanziare PMI del territorio e riuscire ad innescare una filiera. Si tratta di 3,2 milioni di € che lo Spoke 1 distribuirà a soggetti non appartenenti al centro nazionale: industrie, PMI e soggetti accademici. Il 51% dei bandi a cascata sarà destinato a industrie e PMI.

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Venerdì, 28 Luglio, 2023

La Prof.ssa Silvia Bordiga tra i nuovi soci dell’Accademia Nazionale dei Lincei

La Prof.ssa Silvia Bordiga, docente di Chimica fisica del Dipartimento di Chimica dell’Università di Torino è stata nominata nuovo socio Corrispondente dell’Accademia Nazionale dei Lincei per la classe delle Scienze Fisiche, Matematiche e Naturali nella categoria Fisica, Chimica e applicazioni. La cerimonia di investitura, con il conferimento dei distintivi, si terrà il 10 Novembre nella sede dei Lincei di Palazzo Corsini, a Roma. L'Accademia Nazionale dei Lincei, fondata nel 1603 da Federico Cesi, è la più antica accademia scientifica del mondo e annovera tra i suoi primi Soci Galileo Galilei. È considerata la massima istituzione culturale italiana e dal luglio 1992 è consulente scientifico e culturale del Presidente della Repubblica.

 

Gli studi della Prof.ssa Bordiga sono volti alla comprensione della natura chimico-fisica di materiali nanostrutturati di interesse per la catalisi e l’adsorbimento selettivo. L’impatto di queste ricerche sulla comunità internazionale è testimoniato dal porla al terzo posto nella classifica dei più noti Chimici Italiani nel mondo (prima donna): circa 480 pubblicazioni e oltre 45000 citazioni. Nel 2021 ha ricevuto uno dei quattro premi “Antonio Feltrinelli” riservati a cittadini Italiani, per Fisica, Chimica e applicazioni. Per i suoi contributi scientifici, nel 2020 è stata nominata dalle società Chimiche Europee, Chemistry Europe Fellows. Nel 2019 la federazione Europea delle società per la Catalisi “EFCATS” le ha conferito (prima donna a riceverlo) il premio François Gault Lectureship Award per “il suo contributo allo sviluppo e all’applicazione di metodi spettroscopici per una migliore comprensione dei processi catalitici”.

 

È editore della più prestigiosa rivista dell’American Chemical Society dedicata alla catalisi: ACS Catalysis e fa parte dell’editorial board della più importante rivista Europea dedicata alla catalisi: Journal of Catalysis (Elsevier). La sua attività scientifica è principalmente dedicata alla caratterizzazione delle proprietà chimico-fisiche di materiali nanostrutturati ad alta area superficiale utilizzati come catalizzatori eterogenei, materiali per adsorbimento, separazione e stoccaggio, attraverso studi spettroscopici in situ ed in condizioni operando, con l’obiettivo generale di descrivere la struttura ed il numero dei siti attivi, i meccanismi di reazione e l'origine della disattivazione. Il comune denominatore dei suoi interessi è il concetto ampio di sostenibilità, fortemente interconnesso con l'efficienza energetica e l'integrazione delle risorse (possibilmente rinnovabili) per consentire una crescita sostenibile della nostra società. Tra i suoi più recenti argomenti di ricerca, ricordiamo la sintesi del metanolo a partire dalla CO2, l’uso della CO2 per la produzione di molecole ad alto valore aggiunto, la riduzione di inquinanti atmosferici.

 

Queste attività sono svolte prevalentemente nell’ambito di progetti europei sia di ricerca che di formazione, tra cui ricordiamo l’ERC-Synergy CUBE (insieme alle università di Oslo e di NMBU ed il Max Planck Institute di Mülheim, bando 2019), volto a sviluppare nuovi catalizzatori, sia di sintesi sia di origine naturale per l’attivazione selettiva del legame C-H. Partecipa al Centro Nazionale per la mobilità Sostenibile MOST, finanziato dai fondi PNRR.

 

“Sono profondamente onorata di essere stata accolta nell'Accademia dei Lincei – ha dichiarato la Prof.ssa Silvia Bordiga - un riconoscimento di grande prestigio. Lavorare al servizio dell'Accademia dei Lincei è un privilegio e mi impegnerò con dedizione e passione per condividere il mio sapere e sostenere il progresso e la crescita responsabile della società tutta.  Vorrei esprimere la mia profonda riconoscenza all'Università ed al Dipartimento a cui appartengo, in particolare ai miei "maestri", ai preziosi colleghi con cui ho condiviso esperienze e idee, e agli studenti che continuano a ispirarmi con il loro entusiasmo. Tutte queste persone hanno contribuito in modo significativo alla mia crescita professionale e personale, e per questo sarò per sempre grata. Infine, un accorato ringraziamento va alla mia famiglia, che mi ha sostenuta in ogni passo del mio percorso. Senza il loro amore, incoraggiamento e supporto costante, non avrei potuto raggiungere questo traguardo”. 

 

Le foto sono di Elisa Giuliano e sono state scattate nei laboratori del Dipartimento di Chimica dell'Università di Torino

Data di pubblicazione del comunicato: 
Venerdì, 28 Luglio, 2023

Un pesce fossile di 50 milioni di anni fa: la straordinaria scoperta dei ricercatori di UniTo - Anello mancante dell'evoluzione delle razze

Uno studio appena pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Palaeontology a firma di un team italo-austriaco guidato dai paleontologi Giuseppe Marramà e Giorgio Carnevale, rispettivamente ricercatore e professore del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino, risolve un dibattito decennale della paleontologia: come e quando si è evoluta la durofagia e lo stile di vita pelagico nelle razze?

 

Il fossile oggetto dello studio è stato portato alla luce nel dicembre 2020 nel famoso giacimento paleontologico di Bolca (Monti Lessini, Verona), durante i recenti scavi condotti dal Museo di Civico di Storia Naturale di Verona. Conosciuta fin dal XVI secolo, Bolca è una delle località paleontologiche più conosciute al mondo per ricchezza, diversità ed eccezionale stato di conservazione dei suoi fossili, soprattutto pesci, che documentano la presenza di un antico mare tropicale poco profondo associato a barriere coralline di circa 50 milioni di anni fa, in un’epoca chiamata Eocene, dove oggi sorgono i Monti Lessini. E proprio per la loro importanza paleontologica, i giacimenti fossiliferi di Bolca, insieme ad altre località paleontologiche della Val d'Alpone, sono stati recentemente inseriti nella lista dei siti italiani candidati a diventare patrimonio UNESCO.

 

“Fin dalle prime analisi era chiaro che si trattava di un esemplare eccezionale, non solo per la sua completezza e la qualità della sua conservazione ma anche per il suo significato evolutivo”, spiega il Dr. Roberto Zorzin, geologo e curatore del museo che ha supervisionato gli scavi e coautore dello studio.

 

Il fossile oggetto dello studio è una bellissima razza fossile che rappresenta una nuova specie appartenente ai miliobatiformi, un gruppo molto diversificato di razze oggi rappresentate da trigoni, pastinache, aquile di mare e mante, note per una caratteristica peculiare: la presenza di uno o più aculei veleniferi sulla coda che usano come arma di difesa contro altri pesci predatori e occasionalmente contro l’uomo. Queste razze possono essere raggruppate in due forme, o meglio due ecomorfotipi molto distinti sia dal punto di vista morfologico che ecologico: la superfamiglia Dasyatoidea comprende razze bentoniche e non-durofaghe come i trigoni e le pastinache che, avendo un disco pettorale discoidale con raggi poco mineralizzati hanno un nuoto di tipo ondulatorio e vivono principalmente sul fondale; grazie a batterie di piccoli e numerosi denti con radice bilobata catturano prede dal corpo molle, principalmente vermi policheti, piccoli pesci e crostacei. Al contrario, le razze della superfamiglia Myliobatoidea come le aquile di mare e le mante sono pelagiche o bentopelagiche, ovvero vivono in mare aperto grazie alla presenza di pinne pettorali a forma di ali sostenute da robusti raggi mineralizzati che permettono un nuoto di tipo oscillatorio, una sorta di “volo” subacqueo nella colonna d’acqua. Possiedono inoltre i lobi cefalici, proiezioni delle pinne pettorali posti anteriormente alla testa, utilizzate per localizzare e dissotterrare le prede. Alcune di queste razze pelagiche come le aquile di mare sono durofaghe, ovvero hanno pochi, grandi e robusti denti con radici multiple con cui frantumano i duri gusci dei molluschi e crostacei di cui si nutrono, mentre altre come le mante si nutrono di plancton.

 

“La presenza di due ecomorfotipi oggi così diversi e senza forme intermedie rende difficile definire come e da chi abbiano avuto origine le razze pelagiche durofaghe, poiché fino ad oggi non avevamo forme di transizione fossili che potevano chiarire questo aspetto”, sottolinea il Prof. Giorgio Carnevale.

 

Lo studio di questa nuova razza fossile ha permesso non solo di ricostruirne aspetto, dieta e modo di vita, ma anche di appurare che essa rappresenta una sorta di “anello mancante”, o meglio, una forma di transizione tra le più primitive razze bentoniche non-durofaghe e le più derivate razze pelagiche durofaghe. Questa razza fossile possiede infatti un mix di caratteri comuni a entrambi i gruppi di razze: come trigoni e pastinache, aveva piccoli denti laterali a radice bilobata e raggi delle pinne pettorali poco mineralizzati, mentre come le aquile di mare possedeva pinne pettorali a forma di ali, lobi cefalici, e una fila di denti centrali con radici multiple. 

 

Questa combinazione di caratteristiche consentiva a Dasyomyliobatis thomyorkei (nome ispirato a Thom Yorke, leader dei Radiohead) di passare dal nuoto ondulatorio a quello oscillatorio, consentendo a questa razza di sfruttare l'ampia gamma di habitat che offriva l’antico mare tropicale di Bolca, dall'eterogeneo ambiente marino poco profondo al mare aperto, ma anche di nutrirsi di un’ampia varietà di prede, sia dal corpo molle che dai gusci più robusti.

 

“Questo nuovo fossile fornisce la prova diretta che la durofagia e lo stile di vita pelagico nelle razze miliobatiformi si sono evoluti a partire da circa 100 milioni di anni fa da un antenato comune appartenente ad una famiglia oggi estinta (chiamata Dasyomyliobatidae) che possedeva caratteristiche anatomiche comuni ad entrambi gli ecomorfotipi oggi esistenti, di cui Dasyomyliobatis thomyorkei fu probabilmente uno degli ultimi rappresentanti”, spiega il Dr. Giuseppe Marramà.

 

Lo studio dimostra che la paleontologia è una Scienza viva nel contesto italiano, e che la conservazione e valorizzazione a lungo termine del patrimonio paleontologico di Bolca sono necessarie in un’ottica di promozione culturale e turistica della Val d’Alpone e, in generale, di tutto il patrimonio paleontologico italiano.

 

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Figura 1: Dasyomyliobatis thomyorkei, la razza fossile di 50 milioni di anni oggetto dello studio, scoperta nel dicembre 2020 nel giacimento paleontologico di Bolca (VR). Foto di Giuseppe Marramà.

Figura 2: Dettaglio della regione caudale di Dasyomyliobatis thomyorkei dove sono ben evidenti i tre grandi aculei veleniferi di oltre 12 centimetri che questa razza usava come arma di difesa. Foto di Giuseppe Marramà.

Figura 3: Ipotetica ricostruzione in vita di Dasyomyliobatis thomyorkei mentre nuota nelle acque tropicali poco profonde del mare della Tetide circa 50 milioni di anni fa. Opera di Fabrizio Lavezzi. 

Figura 4: Ipotetica ricostruzione di Dasyomyliobatis thomyorkei in diverse prospettive. Opera di Fabrizio Lavezzi. 

 

Data di pubblicazione del comunicato: 
Mercoledì, 26 Luglio, 2023

Nuovo report almalaurea sulla condizione occupazionale dei dottori di ricerca: in UniTo continua a crescere l’occupazione e la retribuzione

Performance molto positiva dell’Ateneo torinese rispetto all’anno precedente e alla media nazionale. Per i dottori di ricerca aumentano sia il tasso di occupazione (95%) che la retribuzione mensile. Secondo gli intervistati cresce inoltre l’efficacia del titolo per il lavoro svolto.

 

AlmaLaurea, il Consorzio Interuniversitario fondato nel 1994, ha presentato l’VIII indagine sul profilo e sulla condizione occupazionale dei dottori di ricerca. Il Report ha analizzato 5.442 dottori di ricerca nel 2021 di 45 atenei, contattati a un anno dal titolo. Per quanto riguarda l’Università di Torino, l’indagine ha riguardato 268 dottori di ricerca del 2021, contattati a un anno dal conseguimento del titolo. 

 

Per i dottori di ricerca di UniTo cresce il tasso di occupazione a un anno dal conseguimento del titolo, che passa dall’87,3% (nel Rapporto 2022) al 95% (nel Rapporto 2023), cala il tasso di disoccupazione dal 4,6% al 3,1%, e la retribuzione passa da 1.871 a 1.940 euro mensili netti. L’Università di Torino fa registrare una performance positiva anche rispetto alle medie nazionali: il tasso di occupazione dei dottori di ricerca UniTo è del 95% rispetto al 90.9% nazionale, e la retribuzione mensile è appunto di 1.940 euro rispetto ai 1.836 euro della media nazionale. 

 

Tra gli occupati a un anno dal conseguimento del dottorato, il 5,8% svolge un’attività in proprio (come libero professionista, lavoratore in proprio, imprenditore, ecc.), il 25,3% è assunto con un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato. Il 29,5% svolge un’attività sostenuta da assegno di ricerca, l’11,1% può contare su una borsa post-doc, di studio o di ricerca e il 26,8% dichiara di essere stato assunto con un contratto a tempo determinato. L’1,6% è impegnato con altre forme di lavoro. 

 

L’83,0% degli occupati svolge una professione intellettuale, scientifica e di elevata specializzazione: in particolare, il 50,0% è un ricercatore o tecnico laureato nell'università mentre il 33,0% svolge un’altra professione intellettuale, scientifica e di elevata specializzazione. Il 79,8% ritiene che il titolo di dottore di ricerca sia molto efficace o efficace per il lavoro svolto, una percentuale molto maggiore rispetto al 65,4% del precedente rapporto e rispetto alla media nazionale del 76,7%.

 

Il 65,8% dei dottori di ricerca dell’Università di Torino è occupato nel settore pubblico, il 31,1% in quello privato, mentre il 3,2% è occupato nel settore non profit. Il settore dei servizi assorbe l’89,5% dei dottori di ricerca, mentre l’industria accoglie il 9,5% degli occupati; l’1,1% ha trovato impiego nel settore dell’agricoltura. Percentuali in linea con i valori percentuali nazionali. Per quanto riguarda la distribuzione geografica, invece, il 77,4% degli occupati dichiara di lavorare al Nord, il 3,2% al Centro, l’1,6% nel Mezzogiorno. Infine, il 17,9% lavora all’estero. 

Data di pubblicazione del comunicato: 
Giovedì, 20 Luglio, 2023
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